Grande notizia
La notizia sarebbe questa: Forte dei Marmi: niente alcool dopo le 23 .
Perfetto. Anche se, va sottolineato per dovere di cronaca, l'idea del sindaco Buratti(no) non è certo originale. In altri paesi europei che mi è capitato di visitare divieti simili sono in vigore da tempo, il consumo di alcol per le strade è bandito (talvolta non solo in certe fasce orarie). Non so come funzioni da quelle parti, e come si sia arrivati a prendere decisioni del genere (e comunque solitamente sono organizzati con un pub ogni quindici metri, quindi il disagio è minimo), certo è che, a seconda di come vengono prese o imposte certe scelte, sono inevitabilmente destinate a creare polemiche. Quello che trovo difficile comprendere nel caso in esame (e in casi simili) è su quali basi oggettive vengano emanate queste ordinanze restrittive, palesemente lesive della libertà dei cittadini: si fa riferimento a generiche lamentele e a un supposto "sentire comune", ma non mi risulta che nei programmi elettorali di Buratti si facesse riferimento a nulla del genere. Non mi pare che si faccia nemmeno riferimento a quanti cittadini si siano effettivamente lamentati, né a statistiche, interviste o dibattiti pubblici. Forse l'articolo è incompleto, o forse è incompleto il concetto di democrazia di molti dei nostri amministratori. Forse dovremmo rivedere a livello nazionale i poteri delegati nelle mani di sindaci e amministratori locali. Perché sotto molti aspetti mi sa proprio che stiamo facendo un bel balzo temporale, dritti dritti ai tempi del signoraggio e del diritto medievale. Una cosa di cui francamente farei volentieri a meno (anche se i viaggi nel tempo mi hanno sempre appassionato). Mi sembra molto rischioso affidarsi alla sola capacità di giudizio dei politici locali (generalmente ricchi bambocci privi di cultura, sensibilità o anche solo di una parvenza di valore umano), specie di questi tempi: una capacità di giudizio (?) e decisionale (?) spesso piegata a esigenze ben diverse dal benessere collettivo e dalla ricerca di una pacifica convivenza tra persone di ogni età, cultura ed estrazione sociale quali sono quelle che compongono l'odierno universo-mondo, e ancor meno mi sembra saggio far riferimento, come spesso accade, al gossip più o meno giornalistico da cui spesso questi politici deducono i desideri della popolazione e se ne fanno arbitrariamente interpreti "in corso d'opera", a metà mandato o a fine mandato eccetera. Tra l'altro, scazzando nella gran maggioranza dei casi e infischiandosene del parere degli elettori tutti, che tanto abbiamo la memoria dei pesci rossi e un sacco di poltrone di secondo piano da regalare a destra e a manca. Non ho nulla contro i provvedimenti verso quanti si rendano protagonisti, da sobri o da brilli, di episodi di violenza, imbrattamento, inciviltà, deturpamento del decoro urbano (altro concetto vago e fumoso, ma tant'è): preferirei una o più notti in gattabuia, questo sì, come in certi vecchi film hollywoodiani, ma chiaramente il sindaco (o qualche regista occulto) deve fare i conti col bilancio comunale, ed è molto più comodo e remunerativo multare (si sa, a Forte dei Marmi gira esclusivamente gente senza il becco di un quattrino, gente che ora, per il terrore di una multa salata, righerà dritto come non mai e consumerà solo acqua minerale). Che poi ci si trovi con le casse piene e le strade comunque piene di pazzi ubriaconi e drogati, poco conta. A patto che le casse siano piene (sino a che non vengono svuotate, chiaro), va bene più o meno qualsiasi cosa. Cristo. Cristo pietà. Se a Lucca venisse emanata un'ordinanza del genere, o se mi trovassi a passare da quelle parti (cosa che mi guarderò dal fare, comunque), con questo caldo e la sete che ho mi sarebbe impossibile passeggiare senza una birra in mano. Un conto sarebbe farmi notare che defecare sulla pubblica piazza o pisciare su un monumento non sono comportamenti civili: a quel punto aprirei il portfogli, firmerei il verbale, e me ne tornerei a casa a capo chino, con le orecchie rosse per la vergogna. Defecare sulla pubblica piazza e orinare sui monumenti sono comportamenti che per il consumista occidentale sono tacitamente considerati incivili e anti igienici, manco c'è bisogno di dirselo: millenni di civiltà e storia qualcosa ce l'hanno insegnato. Sono concetti ormai scolpiti a chiare lettere nel cervello di qualsiasi bipede libero di circolare senza camicia di forza o altre forme di assistenza psichiatrica. Ma sarebbe dura, per un vigile o chicchessia, farmi intendere che abbeverandomi a una Morettina sto facendo qualcosa di male. andrebbe sicuramente incontro a grossissime difficoltà, il dialogo sarebbe pressoché impossibile e in ogni caso dubito che troverebbe argomenti filosofici o elementi ontologici adatti a convincermi che non sono nel giusto. Credo che sulle prime mi metterei immediatamente a invocare i padri della costituzione, grandi bevitori, e a citare passi della bibbia (altra cricca di grandi bevitori su cui puoi sempre fare affidamento alla bisogna) e vecchi proverbi da marinaio. Mi sentirei pesantemente umiliato, in quella che può sembrare una piccola cosa. Avrei la certezza di star subendo un sopruso bello e buono. E allora sì, rischierei di fare "del casino" e mettermi nei guai. Come minimo metterei su una bella piazzata da manuale, attirando l'attenzione dei passanti con grandi schiamazzi e finti svenimenti, richiamando la gente alla finestra, invitando i cittadini a prendere le mie parti lanciando uova e ortaggi e roba del genere (sassi no, che poi sbagliate mira e mi ammazzate). Tutta roba da codice penale, credo. Ovviamente alla fine mi piegherei alla legge, che viene prima di ogni altra cosa così come mi hanno insegnato a suo tempo mamma e papà (e alcuni insegnanti elementari di grande valore): purtroppo, la legge va rispettata anche quando (talvolta solo apparentemente, e questo complica le cose a dismisura) limita le libertà personali e non si è d'accordo. Perché sono uno di quegli idealisti all'antica che poi le bottiglie le butta nel cestino, e uno dei molti bevitori non problematici che si guarda bene dallo schiamazzare in stato di ebbrezza o scatenare risse: non vi è nessuna condizione necessaria e sufficiente, a mio parere, tra il bere e i comportamenti incivili. Certo, se sei sbronzo e barcolli le possibilità di fare casino aumentano in proporzione e se fai casino è giusto che tu subisca le conseguenze del casino che hai fatto (in modo proporzionale, se possibile): anche questo lo sappiamo bene, e fa parte del grande gioco della vita. Mah. Qualcosa mi dice che non sono il solo a vederla così. Questo del brillante sindaco Buratti(no) è solo l'ultimo di mille esempi di una tendenza (non triste, direi piuttosto pericolosa) in cui per correggere un torto (che esistano pazzi ubriachi è un dato assodato, così come è assodato che l'essere umano non ha bisogno di una birra per commettere atti scellerati) se ne fa un altro. Ed è solo l'ultimo esempio di cosa può inventarsi un amministratore per far cassa sulle spalle di quanti, in perfetta legalità, tengono comportamenti che dall'oggi al domani sono fatti oggetto di campagne di criminalizzazione. Mi domando poi con quale diritto il sindaco pretenda di estendere l'ordinanza ai comuni limitrofi, e dove abbia intenzione di arrestarsi in questa (a mio parere, tra l'altro, vana) opera di contrasto a non si sa bene cosa. Forse fa affidamento sul fatto che in giro ci sono un sacco di altri sindaci burattini: basta tirare i fili giusti e si può fare praticamente qualsiasi cosa. Sono felice di non abitare a Forte dei Marmi. Anche se qua a Lucca non va poi tanto meglio, se capite cosa intendo. La libertà è una strana cosa, per me. Ne sento parlare da quando sono piccino, e mi sento libero solo quando sono completamente solo. Forse ho qualcosa che non va, o forse la libertà è un concetto sopravvalutato o male interpretato. So solo che le cosiddette libertà civili vengono erose piano piano, dai regimi. Non è che da un giorno all'altro ti svegli e sei in dittatura. No, ci arrivi piano piano: per gradi. Un provvedimento alla volta. Ti abitui, ti assuefai, ti dici che non è un problema e allora sì, zac, un bel giorno ti svegli e scopri di essere incatenato. A quel punto non puoi più stare sicuro nemmeno quando sei (o credi di essere) da solo. Un abbraccio agli amici bevitori di Forte dei Marmi, che sicuramente ora mi andranno tutti in depressione e avranno voglia più che mai di una birra ghiacciata: fate un salto a Lucca, una di queste sere. Fa un caldo boia anche da noi, tranquilli, io sto sudando alle 1:38 di un venerdì sera, seduto praticamente immobile davanti allo schermo con un ventilatore da 8 gigawatt piantato nella schiena (tanto domani vado dal chiropratico). Venite, davvero: si sta abbastanza bene, a parte il caldo soffocante e la sensazione di trovarsi in un cimitero vecchio di mille anni. Per ora, se fate piano e non disturbate i morti e non pretendete di trovare un locale aperto dopo le 24, è ancora possibile passeggiare con una bottiglia o un bicchiere di plastica in mano senza passare necessariamente per delinquenti o dover incistare il tutto nel marsupio alla vista del primo vigile (ammesso che entità del genere esistano davvero, oltre una certa ora: io non ne ho mai incontrati). Perché dopo una certa ora la città è praticamente deserta e molto piacevole per lunghe passeggiate in solitudine, o - per chi ha la fortuna di averne una - a braccetto con la ragazza, o chiacchierando con un paio di amici (sempre se ne avete, ma se non avete la ragazza è molto probabile che ve ne sia rimasto almeno qualcuno). Può persino capitare di incontrare olandesine spaesate di fronte a tanta pace e civiltà e morte apparente. Eventualità remota, sì, ma molto utile se siete soli: se avete una birra e un po' di fortuna, per dire, potete farvi un'amica e una ragazza in un colpo solo ricorrendo a un paio di tecniche collaudate (lascio a voi il brivido dell'improvvisazione, io in genere tento le tecniche collaudate... ma mi manca sistematicamente la fortuna, o la bellezza, vai a sapere...comunque: sigh). State lontani dalla Veneta: questo è determinante. Già, ogni tanto piovono secchiate d'acqua. senza alcun preavviso. Sei lì che chiacchieri per i cazzi tuoi, magari stai ragionaando con un muro dei massimi sistemi e quello ovviamente non ti risponde e tutto a un tratto: splash. Nel caso, il mio consiglio è di chiamare immediatamente i carabinieri e attaccarvi al campanello della vecchia pazza affacciata alla finestra (se svegliate i vicini, amen: anzi meglio, potrete usarli come testimoni, e se non hanno visto nulla è comunque abbastanza semplice corromperli) sino a che non arrivano i detti carabinieri (i vigili no, quelli non si muovono nemmeno se vi sta andando a fuoco il buco del culo (pardon)), dopodiché iniziate a lamentare tremendi dolori al collo e altre puttanate del genere, e pretendete di essere accompagnati al pronto soccorso: potrebbe pure funzionare. In ogni caso, l'idea è gratis. Una cosa mi è ben chiara, in tutta questa faccenda: il sindaco della località balneare può tranquillamente mettere un bel -1 nelle sue personali statistiche turistiche di quest'anno, visto che almeno un visitatore se l'è giocato. E un'altra: ho notato che più scrivo, più divento scurrile. Sarà che sono in casa a non fare un beneamato catso e i cuba libre vanno giù che è uno spettacolo e mano a mano che mi ubriaco divento molesto. Stai a vedere che ha ragione Buratti(no). Quasi quasi mi multo. E un'altra, ma sì, terza e ultima, lo giuro sulla mia anima: vado a letto un po' più triste (e sudato) del solito.
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Il neurone al fresco
Ancora una volta vado al bar, ordino un caffè e mi dedico alla lettura gratuita del mio Quotidiano Nazionale Preferito. Poi indago e scopro che (ancora una volta) per comprendere di che diavolo stanno parlando questi, tocca prenderla larghissima e mettere in moto il neurone e pompare aria condizionata al massimo nell'ambiente: si era agli inizi del marzo 2009 quando il tycoon dei supermercati Ricardo Martinelli vinceva con largo margine le elezioni panamensi e si insediava alla guida della Repubblica Panamense in qualità di Presidente (a tal proposito: vivissime congratulazioni, Presidente). Questo dovrebbe fornirci delle buone coordinate da cui partire in questo breve excursus nella follia estiva. Trovandosi dunque dall'oggi al domani a recitare il doppio ruolo di capo del governo e di capo di stato di un'area, quella panamense come altre in America latina, nota più per i tragici e complicati e più o meno avvincenti trascorsi politici che per la probità dei governanti o per la loro efficienza/trasparenza/umanità, a soli sei mesi dall'importante traguardo quest'uomo (più esattamente "Ricardo Alberto Martinelli Berrocal" o "R.A.M.B.") decide di venire in visita ufficiale (?) a Lucca (cfr. il bel volume "Come recarsi a Lucca a scrocco") vantando (o millantando) atavici natali in zona, e subito i lucchesi d.o.c. - sottoscritto incluso, che proprio lucchese d.o.c. non è ma ci tiene comunque tantissimo a saltare sul primo carro che passa - non perdono l'occasione per tentare di portare Lucca e i lucchesi sotto i riflettori, offrire aperitivi, cene, gala e ospitalità e un posto in processione un po' a tutti, all'insegna della tradizionale festa di Santa Croce (cfr., più che l'Apparato Organizzativo Clerical-Comunale, gli amici transfughi miei e dei miei che da Torino, L'Aia, New York, Roma et al. tornano in massa per l'occasione in lucchesia e non contenti della splendida cornice pretendono pure ospitalità, vino e farro - e cinghiale, funghi, olive, olio... - e anche pacche sulle spalle e ragguagli sulle rispettive vite). E sotto i riflettori non può certo mancare il capo del governo nazionale (Lui), prontamente inserito nel calendario degli eventi per il rilancio della movida cittadina, e speriamo che questa Visitazione oltre a lasciare un indelebile segno nel Panorama Culturale Lucchese in Costante&Inarrestabile Declino contribuisca almeno a far lievitare il Numero di Belle Ragazze Disponibili all'interno dell'arborato cerchio, e non solo quello di body-guards, militari, polizia, carabinieri, caccia supersonici in ricognizione e apparati di sicurezza assortiti con incalcolabile investimento (?) di risorse ed energie sia umane che economiche: come già ipotizzano molti commentatori da bar tra i più accreditati, staremo a vedere. Quest'ultimo punto (l'aumento del N.B.R.D.) risparmierebbe a molti cittadini lucchesi, e sarebbe già una splendida vittoria, la noia di doversi recare sino a Montecatini per farsi arrestare/multare in fragranza di trombata (lunghissima e divertente storia ridotta in miserevole cronaca dal mio Quotidiano Nazionale Preferito, su nemmeno mezza pagina). I Due Premier, veri guru nella difficile arte dell'accumulare quantità stratosferiche di denaro e potere in quest'epoca di crisi per tutti (gli altri), avranno sicuramente molto di cui parlare e argomenti su cui confrontarsi alla sempre più fioca fioca luce della storica luminaria lucchese, e il bravo R.A.M.B. non si farà certo sfuggire l'occasione per carpire preziose dritte dal Compare infinitamente più esperto su come si governa bene e a lungo un Paese Democratico in modo democratico mantenendo e anzi aumentando il valore del proprio ruolo istituzionale, valore espresso come detto in termini di potere e denaro e sondaggi e appendici varie. E come in ogni Democrazia Moderna, se ricevuti a dovere dall'intellighenzia locale - col supporto spirituale del Clero tutto e fedeli salmodianti sullo sfondo - e se di buon umore, i Due Presidenti Che Si Sono Fatti da Soli non mancheranno di elargire generosamente alla città qualche promessa, pochissimi (nessuno?) autografi su carte ufficiali, e certamente molti sorrisi e sagaci frizzi e lazzi da salotto e da processione. Ora. Che la costruzione di un asse viario (cfr. "Come costruire una o più cararrecce fuori dalle mura in meno di un secolo") in una ex gloriosa Res Publica, adesso parte di una Repubblica Democratica a forma di scarpa grazie a discutibili scelte del passato, debba passare - dopo decenni di scandali e diatribe e sprechi e progetti e proposte e scontri e scaricabarile e Dio solo sa quanti insabbiamenti e litigi e matrimoni di convenienza e sgarri massonici e riunioni segrete tra templari in splendide ville ritenute disabitate e chissà cos'altro ancora - anche attraverso sceneggiate del genere, all'alba del ventunesimo secolo (pensare che sino tipo a metà anni ottanta ero fermamente convinto che nel ventunesimo secolo sarei andato in ufficio o a bordo di una astronave sportiva a propulsione quantica o col telestrasporto e che di un'asse viario alternativo non ci sarebbe stato bisogno mai: errore mio) sono in molti a sostenerlo, e c'è addirittura chi come Remo Santini invoca (giustamente) un intervento diretto di forze sovrannaturali che rendano conto di quanto va preparandosi, e propizino un roseo futuro viario per tutta la lucchesia, stretta da troppo tempo nella morsa di tir e vecchiacci con cappello che dimenticano di segnalare la svolta tanto a destra quanto a sinistra (cfr. "Democrazia"). Ma una fetta molto più vasta della popolazione se ne sbatte ampiamente i coglioni, inutile raccontarsi storie, basta mettere il naso fuori di casa per rendersene conto: sono tutti al mare o alla sagra o sulle Pizzorne a begare con la moglie. Alcuni visionari, invece, i soliti piantagrane che non sono potuti andare in vacanza o alla sagra o magari sono semplicemente comunisti senza Dio e sono comunque sempre pronti a mandare a carte quarantotto le difficili ore di Preparazione Spirituale che precedono la Luminaria, ritengono si sia di fronte a uno scandalo senza precedenti, un orrido perpetuarsi del malcostume presente e passato, un tristo esempio di come la Pubblica Amministrazione lucchese non dovrebbe funzionare, visto che in questo modo a sentir loro (i piantagrane infervorati dal gran caldo) è come se il potere centrale prima delegasse a quello periferico per poi costringere il medesimo, attraverso mille vicoli e cavilli e codici oscuri e meccanismi diplomatici complicatissimi, a pietire spiccioli e benevolenza dal padrone di turno, vanificando i tentativi federalisti tanto cari a consistenti fette della popolazione lucchese (?). C'è persino qualche Buontempone che nel tempo libero (spero) invece di smantellare un Certo Orrendo Monumento Avionico a mani nude come vorrebbe la rigida morale del "se fai una cazzata, caro palle, poi rimedi" ha redatto e depositato in comune Apposita Domanda per l'Assegnazione della Cittadinanza onoraria all'uomo che più di ogni altro, e questo è palesemente un dato oggettivo e non una personale e discutibile considerazione politica, è riuscito negli ultimi anni nel non facile compito di spaccare/dividere/tagliare quotidianamente il paese in due con le sue trovate-motosega: bravo Buontempone, ottima scelta e ottimo tempismo, come sempre. Per conto mio, oggi come oggi avrei senz'altro proposto il buon Amid Karzai, una scommessa sicuramente ardita ma almeno un poco più originale. Prontamente, da Capannori (cfr. 1) si provvede all'invio di messaggi sibillini oggi e (chissà) delegazioni domani, che all'incolpevole lucco-panamense danno già del Dittatore, come se il buon R.A.M.B. - laureato Magna cum Laude (questa me la sono inventata) in Amministrazione del Business presso la University of Arkansas (questa è vera), mica cazzi - non fosse uomo che si è fatto da solo e che con la sola forza delle sue Grandi Idee (cfr. "Panama's Super 99", fate conto un mostro a mezza via tra l'Esselunga e la Lidl e diffuso come un tumore in metastasi su tutta l'altrimenti bella Panama) ha legittimamente ottenuto l'investitura a capo di una Repubblica Presidenziale (Quiz: dove avete già sentito questo termine?). Come se R.A.M.B. fosse un Malfattore Qualunque, magari in auge già da decenni, e nel frattempo (in tutti questi anni al potere) non avesse fatto altro che tramare con alleati dell'ultima ora ed ex-compagni di scuola (cfr. 2) e scendere a patti con la mala e impadronirsi dei mezzi di informazione e modificare l'apparato statale con leggi ad hoc e tramortire quello sociale sino a ridurlo in agonia solo per garantirsi impunità e inamovibilità e potersi costruire un mausoleo in cui far un giorno dimorare le mortali spoglie e altre simili atrocità etiche e politiche e ideologiche che mal si accordano con la sobrietà del clero e dei politici lucchesi in occasione della Luminaria. Ma non divaghiamo e lasciamo a R.A.M.B. il tempo di passare alla storia a modo suo, senza emettere giudizi affrettati dettati dalle temperature senz'altro insopportabili.
Bene. Delineate in vista della Processione di Santa Croce le tre categorie principali di attori (esaltati mistici, inveterati menefreghisti, visionari piantagrane che s'inventano scomodi mondi paralleli) mi sento di offrire una quarta via per uscire da questa paradossale situazione, una via che si fonda a parer mio su valori intramontabili e indiscutibili: "Che ogni visitatore straniero o della piana sia trattato da visitatore, e spremuto sino all'osso nella miglior tradizione commerciale lucchese, e che ristoratori e albergatori e arcivescovi e venditori di cazzate e porchettari e compagnia si riempiano le tasche a più non posso approfittando del Religioso Evento, così come avviene regolarmente da secoli". Il resto sono chiacchiere da comare.
Chiacchiere, siamo d'accordo. Ma a questo punto serve una breve conclusione, o almeno un consiglio (da comare): possiamo solo esortare tutti coloro che decideranno di intervenire alla Grande Parata di guardarsi dagli scherani al soldo del comune, i quali forse più che negli altri giorni (!) non mancheranno di gabellare senza pudore né pietà alcuna turisti e cittadini lucchesi poco accorti o inesperti, graziando in mancanza di specifiche ordinanze e normative solo gli eventuali elicotteri neri che dovessero putacaso trovarsi costretti a posteggiare (nuovamente e all'insegna della continuità storica) sugli ampi spazi erbosi di quello che era e nella memoria ancora resta, non a caso, il glorioso Campo Balilla (cfr. 3). Per conto mio, che prediligo la bicicletta agli elicotteri e il sottopasso-cavatappi in stile Laguna Seca di San Concordio agli assi viari, spero di riuscire ad approfittare dell'aumento del N.B.R.D. e di non rimaner vittima dell'intramontabile scherzo notturno "Ti smonto la ruota davanti e me la porto a casa oppure te la piego a calci".
(1) E che c'incastra il comune di Capannori con le posizioni del Comune di Lucca e perché un capannorotto debba intromettersi nelle cose lucchesi e a sua volta "prendere posizione" su un governante straniero in legittima visita nella terra natia, è una cosa ancora tutta da chiarire
(2) Sapevate che... presto a capo del neonascente Apparato Nucleare Statale ne avremo un altro (di compagni di classe del Tipo, intendo) da prendere a sputi/insulti? E com'è che sono tutti così bravi i tizi di quella generazione usciti da quei particolari ambienti? Cos'è, manipolazione genetica? Botta di culo senza precedenti? Vitamine? Una colossale goliardata?
(3) Ancora non si è capito che noia dava un campo da calcio sotto le mura, e che bisogno c'era di trasformarlo in occasionale eliporto. Mio zio, ora praticamente centenario, che ogni domenica transitava per quelle parti godendosi gratis penosi scontri di infima categoria, ancora rimpiange amaramente i bei pomeriggi trascorsi con gli amici, quando a spingere il giovane cittadino lucchese medio (ebbro nel primo pomeriggio e in stato di incoscienza a sera) a devastare le mura impossessandosi illecitamente di mattoni poteva essere solo un arbitro fuori di testa che mancava a più riprese di espellere il falloso terzino del Camporgiano F.C.
Cervelli in ferie
Alla vigilia di un torrido ferragosto, la città svuotata dei suoi abitanti, mesticherie e alimentari chiusi come da prassi, non resta che trascorrere il pomeriggio in ufficio, cullati dal ronzio costante del condizionatore. Non rimane dunque che rispondere alle numero 2 telefonate dei clienti stanchi e affaticati che ancora non sono riusciti a fuggire al mare o altrove lasciandosi alle spalle le mura in rovina (altra lunga storia: ne parleremo magari a settembre), e dopo aver fatto un salto al bar per il canonico caffè post-prandiale dedicarsi alla navigazione (ahimé non su un ventiquattro metri con donnine al largo di coste smeraldine ma su una comune linea adsl) in santa pace e proporvi una riflessione: in una giornata del genere si fanno scoperte interessanti. Davvero. Per esempio sul quotidiano letto al bar (finalmente con la dovuta calma senza occhi rapaci di vecchi nullafacenti a sbirciarmi da sopra la spalla o semplicemente a guardarmi con profondo odio e disprezzo) vengo a sapere dell'entrata in vigore delle norme che vietano la vendita di alcolici ai minori, misura adottata dai sempre lungimiranti cugini politici viareggini - che si premurano come primo atto non di spiegarne le ragioni ma di definirla "un segnale di tutela e non di proibizionismo", che è davvero un ingegnoso distinguo - per contrastare quella che, così come la dipingono i media ormai da qualche tempo e quindi ancora non per molto, è ormai un'insensata maratona universale delle nuove generazioni verso l'autodistruzione/sfida alla morte ritualizzata/oblio. Tutti obiettivi (autodistruzione/sfida alla morte ritualizzata/oblio) perseguiti o inseguiti da generazioni di esseri umani, giovani e non giovani, d'ambo i sessi e di ogni orientamento politico/religioso/sessuale, con i modi e le motivazioni più vari e i risultati più diversi, su un arco di tempo che può essere facilmente stimato nell'ordine dei milioni di anni. Ebbene, poniamoci nelle ingenue e ottimistiche vesti di qualcuno che sia davvero molto ingenuo e ottimista, e poniamo anche che il divieto di vendita dell'alcol ai minorenni possa finalmente dopo tutte queste ere glaciali ed età del fuoco e del bronzo e guerre e distruzioni e insomma: dopo tutta questa virgolette Evoluzione virgolette, possa in qualche modo apportare mutamenti di un qualche genere in quest'atteggiamento autolesionista (ipotizziamo ad esempio che esista almeno un minorenne che stasera o domani sera, all'indomani dell'entrata in vigore della norma salvagiovani, non sappia come procurarsi alcol in altro modo e che quindi si trovi nella deprecabile condizione di doversi suo malgrado astenere dal consumo) ridefinendo ex-novo le abitudini del minorenne (ad esempio: non consumare alcol). Cosa magari possibile. Si spera dunque che avendo sottratto a qualcuno ciò che aveva identificato come una via di fuga/soluzione/passaggio obbligato, costui di punto in bianco (invece di provare l'irresistibile impulso di procurarsi alcolici per placare quella strana sete che in fin dei conti non è la sete d'alcol o altre bevande ma la sete più antica del mondo e a quanto pare non può in alcun modo essere estinta ma solo parzialmente soddisfatta con palliativi naturali, chimici o sociali che siano, ma sia: ipotizziamo) se ne stia bel bello a passeggiare per le strade, sobrio, senza null'altro per la testa che pensieri felici e progetti per il futuro (una ragazza, un lavoro, un'automobile, poi una moglie, dei figli, un secondo lavoro e infine i nipoti e in chiusura una bella, nobile morte). Io personalmente (questo andava nella premessa, ma l'essenziale è che sia chiaro) non ho nulla in contrario contro tali idee/provedimenti: innanzitutto sono maggiorenne, in secondo luogo quelli ipotizzati/prospettati (vieto alcol > risolvo problemi) sarebbero risultati oltremodo interessanti anche per il più arido e annoiato degli antropologi. Quello che mi spiazza è in realtà il seguito delle mie scoperte. Ci sono arrivato passeggiando sotto il sole di rientro dal bar, con in testa strane, pericolose idee: e se invece il giovane ipotetico spezzasse l'incantesimo e tentasse di (o peggio riuscisse a) ottenere alcol per altre vie? Magari facendosi aiutare dai colleghi più grandi. Magari da me. Ecco le città riempirsi di una nuova figura di spacciatore, armato non già di bustine bilancino e pasticche ma di bottiglie, cavatappi e damigiane. Il che per il sottoscritto (maggiorenne, cresciuto con la cultura del vino ma anticonformista al punto dal riuscire abilmente a convertire il proprio stesso padre conservatore alla birra, almeno nei mesi estivi) e per il business di chi ha un'inclinazione naturale alla vendita al dettaglio non è affatto male [difficile che chi non teme le pene previste per lo spaccio di sostanze stupefacenti (storia troppo lunga) si faccia scrupoli nel commerciare clandestinamente articoli così saldamente radicati nella culturale dell'italiche genti, o immaginare un giudice di Figline Val di Pesa che condanna a sei mesi qualcuno per "Cessione di Tavernello"], e questo, complice il solleone, ha portato la mia mente essudante a compiere uno spaventevole salto dimensionale all'indietro nel tempo, in altre epoche e altri luoghi, altri gangster e stessi sistemi. Non si discute qua dell'utilità di norme e della promozione di comportamenti che servano a indirizzare/limitare il consumo di alcolici (tanto nei minorenni quanto negli adulti) e i rischi ad esso più o meno direttamente connessi, ma non si vorrebbe nemmeno (e non lo si vorrebbe per tutto l'oro del mondo) trovarsi ancora e per l'ennesima volta a dover leggere di norme che mirano a nascondere il problema reale vendendo il caso del giorno via TV, carta stampata e web, a praticare ancora il discutibile e sempre più applicato principio del "multarne uno per educarne 100", ad aprire le porte di un gigantesco bazar colorato al mercato esentasse a esclusivo vantaggio di biechi produttori di alcolici che si servono di manodopera a basso costo, nuove sconfinate opportunità di guadagno illecito, a consentire al politico/editorialista di turno di fare del facile moralismo senza - di fatto - fare (o riuscire a fare, ché le ipotesi del complotto e della malafede cominciano ormai a scricchiolare sotto quelle della pura, semplice arroganza degli stupidi al potere) alcunché di davvero utile per raddrizzare macroscopiche storture strutturali in una società che - in un modo o in un altro - trova sempre e sempre troverà il modo o i modi di soddisfare le richieste dei suoi appartenenti, avendo eretto a modello unico e incontrastato di ispirazione sociale il libero mercato, modello fatto di disponibilità delle merci, di capitale, di leggi (?) della domanda e dell'offerta, e delle fresche, luccicanti curve della bionda di turno che vuol venderci qualcosa (tanto all'interno della facile metafora di una birra e quanto in quella volgare del tegame, a venderci sé stessa).
Ma i quotidiani - Deo gratias - ancora una volta ci vengono in aiuto. All'indomani della misura fortemente voluta/incitata/sponsorizzata da molti direttori/redattori di varie testate locali e nazionali e messa in atto dalle autorità viareggine con pronto spirito umanitario e inattaccabile rettitudine morale, ecco che rientrato in ufficio e presa una birra dal frigo e alzato al massimo il condizionatore in palese spregio all'educazione ambientale, sul sito della Nazione apprendo che dal 20 Agosto sarà disponibile in allegato al quotidiano una utilissima guida alla distillazione casalinga di grappe e liquori (cito: "L’arte di preparare in casa le migliori grappe arricchite con frutta, erbe, spezie. Ma non solo: strepitosi liquorini e deliziose ricette a base di grappa"). Tutto ciò sullo stesso strabico, schizofrenico, esilarante, incongruo, contraddittorio, baciapilesco, disonesto, autoreferenziale, eccezionale, unico e inimitabile quotidiano che è la Nazione di Remo Santini, al quale confermiamo tutta la nostra stima dicendoci d'accordo sulla sua più importante proposta/provocazione/idea degli ultimi giorni: sì, c'è davvero bisogno di un miracolo del Volto Santo. Speriamo solo che a metterlo in atto non siano le folle inferocite.
E' impazzito il papa.

Si raccomanda agli appartenenti alla setta di Blorzog di rifiutarsi di vendere Aulin (tm) fino a nuovo editto. I devoti di Mordek sono invitati a boicottare la vendita di AspirinaC (tm) e di altri farmaci chiaramente immorali secondo le Leggi di Mordek, quali chinino e sanguisughe. I fratelli e le sorelle della congregazione di Borfor impiegati nelle mesticherie sono pregati di negare ai clienti l'accesso a prodotti chiaramente immorali per la loro Visione del Mondo (tm) quali Vaselina (R), Candele di cera (tm), Catene (C), Lucchetti (tm), Manette (copyleft). Infine, oltre a domandarsi "Cazzo, ma non ero io il fottuto relativista da mandare al rogo?!?", lo Scriba raccomanda ai propri adepti multiformi - pena la scomunica dai rispettivi ordini religiosi - di rifiutarsi in ogni modo di assecondare le bieche logiche di morte nascoste dietro al mercato dell'Eparina, che, oltre ad essere ottenuta da scarti di maiali e bovini, bestie care a svariate divinità per un verso o per l'altro, si configura palesemente come Strumento di Satana volto a uccidere i trombi ancor prima della loro Creazione.
Il potere logora tutti

Facciamola breve: se Nanni Moretti, non molti anni fa, lamentava la mancanza di frasi di sinistra in bocca a D'alema, cosa dovrebbe dire l'elettore di sinistra del buonissimo Walter, che sui problemi di degrado di Trastevere propone, in sintesi, piu' polizia, piu' repressione, piu' carcere?
Attendo fiducioso le primarie a pagamento, nuova - fantascientifica - frontiera della democrazia italiana.
(*) Si potrebbe ovviamente proseguire con una lunga lista di self-made politics
A testa alta

Nella lettera inviata al presidente del Coni Gianni Petrucci, lo sciabolatore livornese Marco Ciari, risultato positivo alla cannabis, si scusa per l'inqualificabile comportamento tenuto in quella maledetta serata di inizio estate. La definisce una cretinata e non cerca giustificazioni né chiede controanalisi, ma tiene a sottolineare che l'assunzione di sostanza proibita è stata fatta solo per uno stupido e ingiustificabile momento di 'leggerezza' con gli amici; mai e poi mai c'è stata intenzione da parte mia di aumentare le prestazioni psico-fisiche allo scopo di compiere una frode sportiva. Ciari, devastato, si rammarica per aver tradito la fiducia dei genitori, del Coni, della Fis, del suo gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, di dirigenti, maestri e compagni di squadra. Vorrei poter tornare indietro, poter cancellare quel momento di follia, vorrei non aver mai tradito la scherma: uno sport pulito, trasparente ed esaltante, dove tutto si basa sul sano agonismo e sul rispetto dell'avversario, cosa, per altro che non è mai mancata da parte mia. 'Mi pento e mi pentiroòamaramente di quella sciocchezza ma, vi prego, non mi considerate un 'dopato' o un 'drogato', casomai un cretino che per gli eccessi di una serata rischia di buttare in fumo dieci anni di lavoro ed una futura possibile carriera sportiva piena di soddisfazioni. Sarà dura stare lontano dai campi di gara, però sono pronto ad espiare la mia colpa; sono strapentito per quanto ho commesso ed in particolare per il danno di immagine che ho provocato al Coni, alla scherma italiana ed al Gruppo Sportivo Fiamme Gialle e, soprattutto, per il dolore che ho causato alla mia mamma ed al mio babbo.
Caro Ciari, stai su e continua ad andare avanti a testa alta: noi non ti condanniamo. Pensa ai ciclisti, ai calciatori, ai paramentari. Tu ti sei solo fatto una canetta con gli amici, come molti altri tuoi colleghi della GdF fanno quotidianamente. In bocca al lupo per un pronto rientro in pedana, e tranquillo: se vincerai sarà la prova che non ti sei fatto canne!
Gli sprovveduti

C'è una specie di accattone che suo malgrado non va mai in ferie, non dorme, non crea emergenze nazionali eppure rompe i coglioni senza sosta, indisturbato sotto gli occhi vigili di garanti, authority e azionisti. Ti chiede che linea telefonica hai, te ne propone una migliore e conveniente, elimina i canoni e offre servizi e tariffe irripetibili. Regala a prezzi stracciati macchinette per il caffè, distributori d'acqua minerale, nuove forme di energia, attrezzature per la pulizia degli uffici e delle industrie. Si straccia le vesti per un no, insiste, ti mette in bocca cose che non hai detto e se scaduto il tempo limite non hai accennato a dir altro che no grazie, ti riattacca in faccia. Lo immagini in ginocchio, in fila agli altri cinque che ti hanno chiamato nelle ultime due ore, le vesti lacere e la pelle sporca di smog e incrostata di disperazione. L'accattone telematico è spesso un tizio che risiede e lavora all'estero o magari a Caserta, schiavizzato e in qualche modo illegale, precario, non nero ma al nero. E' un accattone rompicoglioni per necessità, che usa modi gentili a tempo, contratta al ribasso senza che nessuno gli abbia chiesto sconti, attiva tariffe e servizi in mano a organizzazioni criminali che perseguono obiettivi e budget investendo in manodopera a bassissimo costo, in Italia e all'estero. A volte ti rompe i coglioni anche in casa, e per due o tremila euro ti rifila un aspirapolvere buono anche per stasare il cesso: la cosa terribile è che se abbocchi, invece di spendere i tuoi soldi in cibo si compra un cellulare nuovo.
E così, chi come me sputa sul furto e sull'accattonaggio per malintesi principi ancestrali non ha il conquibus per starsene in panciolle al mare, e si ritrova in ufficio in questo luglio afoso in compagnia della Madonna, tirata giù a suon di sacramenti. Tra una sorsata d'acqua già calda e l'altra risponde a ciclo continuo ora come in autunno, e alla privacy non ci crede. Non crede alle authority e non crede alle associazioni di consumatori autoelette in consiglio permanente, non crede allo sdegno né alle contromisure d'emergenza. Piuttosto si domanda una cosa, una sola: ma chi diavolo sono quegli sprovveduti che fanno elemosina al dannato accattone, inducendolo a perseverare nell'errore?
C'erano una volta le cicles

Le gomme di quei tempi erano davvero bastarde: per i primi dieci secondi ti inondavano la bocca di sapori non riscontrabili in natura, rilasciavano all'istante quantità di zuccheri al limite del lecito, instaurando un'indondazione salivare e un improvvisa euforia. Dopo dieci secondi tutto era già finito, era un po' come farsi di crack, e i minuti seguenti trascorrevano malinconicamente nel lento ritorno alla normalità: masticando, facendo palloncini che non di rado mi esplodevano in faccia. Talvolta in questi esercizi la gomma cadeva disgraziatamente a terra: se ero in casa la raccoglievo - conoscendovi nuovi inediti sapori - e riprendevo a fare i miei numeri senza pormi troppi problemi di igiene. Una, due, tre volte al giorno, col ritornello di mia madre, mio padre, o di qualsiasi altro adulto nei paraggi a fare da colonna sonora: ti rovinerai i denti, con quella roba. Con gli anni la mania delle gomme mi passò, e ultimamente mi ero ridotto ad accettarne una di tanto in tanto, giusto se mi veniva offerta.
Poi ogni cosa è cambiata, siamo entrati nel nuovo millennio, sono nate le gomme intelligenti e i miei sensi di colpa verso il dentista d'improvviso evaporano: oggi ho preso coscienza, sono diventato adulto. In attesa dell'avvento ossimorico del consumatore intelligente, scendo al supermarket sotto l'ufficio (ne ho anche uno sotto casa, tre sul tragitto che percorro ogni giorno per andare da un luogo all'altro, e uno all'esterno del mio giornalaio, che vive da anni sotto il carapace della grande distribuzione), e finalmente vivo l'ebbrezza dell'emancipazione: senza dover fare ricorso alle suppliche a mia madre o alla paghetta di mio padre, acquisto una confezione a caso dopo aver invano cercato le Brooklin alla cannella, che tanti danni hanno procurato alla mia arcata inferiore (contribuendo alla costruzione di un altro genere di arcate in alcune delle ville del mio dentista): Daygum Protex.
La confezione è una inquietante via di mezzo tra un fantasioso micropacchetto di sigarette e un'intrigante confezione di profilattici aromatizzati. La grafica riprende lo stile dentifricio postmodrno: scatola bianca e verde, scritte enormi sulla facciata, qualche scritta colorata (contiene xilitolo!, scopro non potendo fare a meno di sentirmi rassicurato), e sui fianchi quello che a prima vista sembra un tentativo maldestro di far entrare tutti i canti dell'inferno in 3 centimetri quadrati. Per onestà e per non lasciarmi influenzare nel giudizio, rimando la decifrazione della stele degli ingredienti a dopo l'assaggio. Afferro il confetto, ne tasto la consistenza (ottima) e me lo caccio in bocca senza starci a girare troppo intorno. Incredibilmente, non mi sembrano eccezionali come speravo: forse la memoria lontana e ormai artefatta della mie esperienze fanciullesche non mi consente la necessaria oggettività. Non sono male, sul serio, e certamente hanno un meccanismo di rilascio degli zuccheri (ops, dolcificanti) di durata superiore. Ma manca qualcosa, o forse c'è qualcosa di troppo. Un che di medicinale, qualcosa di alieno. Mi fiondo allora su internet e leggo cosa ne pensa la gente (http://www.ciao.it/Opinionisulprodotto/Daygum_protex_classic__307659): ormai c'è un forum per qualsiasi cosa, pure quello degli appassionati di questa particolare marca di cicles (o presidi dentali?): a confronto, le dichiarazioni di un tossicodipendente in pieno down da morfina appaiono più lucide e sensate. Piuttosto perplesso, mastico intrattenendomi per venti minuti con le minuscole scritte sul fianco.
Al saccarosio si è preferito sostituire una miscela lassativa e diuretica a base di xilitolo (dice che fa bene ai denti), mannitolo (dice che è diuretico), maltitolo (dice che è una perigliosa fonte di fenilalanina), aspartame (dice che è innocuo): tutti alcoli e derivati, dal variabile potere dolcificante - e invariabilmente lassativo, come tutti gli alcoli - su cui non mi soffermo, ricordando però che l'aspartame è stato oggetto di numerose controversie (cito wiki): diversi studi in animali da laboratorio hanno evidenziato la comparsa di tumori a seguito dell'assunzione orale di questo dolcificante, ma nessuno studio ha dimostrato un rapporto causa-effetto tra questi fenomeni, né ha potuto definire il meccanismo d'azione di una eventuale tossicità. Tra le ipotesi più accreditate c'è quella per cui la tossicità da aspartame sia dovuta alla liberazione nell'organismo del metanolo, una sostanza nota per avere effetti tossici, e in particolare perché causa cecità. Anche il meccanismo d'azione tossica del metanolo non è del tutto chiarito, si ipotizza che non svolga un'azione diretta, ma che la tossicità sia dovuta alla sua trasformazione in formaldeide ed in acido formico. Il metanolo è tuttavia contenuto in molti alimenti, in particolare frutta ricca in pectine, come le mele, ma sembra che la presenza in questi alimenti di etanolo ne contrasti la tossicità, forse diminuendone l'assorbimento.
Insomma, il mio consiglio è che se uno non è diabetico e non ha oggettivi problemi di obesità, farebbe meglio a tirare avanti col buon vecchio saccarosio, se non altro perché le cavie umane l'hanno sperimentato per millenni. Ma il buon senso non appartiene alle categorie mentali contemplate dai consumatori, e questo i produttori lo sanno bene. Il resto della composizione è un lungo elenco di additivi alimentari (aromi, stabilizzanti, addensanti, emulsionanti, antiossidanti) che trasformano questi confetti, da semplici chewing-gum, in veri e propri integratori alimentari: tra i vari composti, a guardar bene e a volerla trovare, salta fuori anche la cara, vecchia gomma arabica. Vengono poi le informazioni nutrizionali, che vi risparmio, e persino la posologia, di cui parlerò tra poco dopo alcune brevi considerazioni di vario ordine.
La necessità dei consumi.
Il consumo è necessario al funzionamento di questa società di idiot-savants: se l'alcol fa male, ecco pronta la birra senz'alcol; se i raggi solari feriscono la vostra epidermide non vi serve stare all'ombra, ciò di cui avete senz'altro bisogno è una tintarella invidiabile e un sottile strato di crema testata in laboratorio; se le vostre deiezioni emanano cattivo odore, in attesa di appositi enzimi da assumere quotidianamente che le rendano profumate direttamente alla fonte, ecco le tavolette aspira odori e gli spray alla calendula; e così via, sottrazione dopo addizione il risultato resta immutato, il ballo circolare dei produttori di formule chimiche prosegue felicemente con noi nel mezzo (i test di laboratorio sono come sempre eseguiti sul laboratorio più grande a disposizione, il mondo occidentale), che come gabbiani felici in volo su una discarica colorata assaggiamo tutto ciò che capita. Note positive? Quei bastardi delinquentelli dei ragazzini di oggi hanno vita facile: le gomme gliele consiglia direttamente il dentista, le madri entusiaste dell'igiene orale parentale si guardano intorno in attesa del turno, e in bella vista in mezzo a mille porcherie trovano finalmente il regalo ideale per i loro esigenti pargoli. E finalmente potranno baciare un marito la cui bocca non sa più di sigaretta spenta nel caffè.
La necessità di nuove necessità.
Cosa ci aspetterà ancora, prima del 2012? I profilattici alla fragola non hanno riscosso il successo sperato. E allora, in attesa che i produttori di profilattici lancino una linea con azione combinata "xilitolo/preparazione H" - già mi figuro le ragazze sorridenti per le strade di tutta l'Europa -, mi preparo ad assumere la dose giornaliera consigliata dalle microscopiche indicazioni di utilizzo di di Daygum Protex: una confezione al dì, ovvero 40 confetti ovvero uno ogni quaranta minuti - nell'ipotesi 8 ore di sonno al dì - avendo sempre bene a mente che l'uso eccessivo (che i produttori probabilmente quantificano in venticinque chili di pastiglie) può risultare lassativo, e che non si deve eccedere mai con gli integratori alimentari. Non vedo l'ora di arrivare in ufficio, tra qualche giorno, sfoggiando il sorriso dell'Executive Vice President for Human Resources and Communication della Perfetti Van Melle.
Contro la famiglia

Veder sfilare, indisturbata sul televisore della cella, una delle più potenti associazioni a delinquere del paese durante il Family Day è stato un duro colpo: i volti sorridenti dei padri che un giorno abuseranno delle figliolette che ora scarrozzano con aria rincoglionita, gli sguardi carichi di speranza delle madri vestite a festa che un giorno saranno taglieggiate da figli carichi di dipendenze e privi di una coscienza, tradite dai mariti e abbandonate dagli amanti. Se si inviano i cani antidroga nelle scuole, non sarebbe il caso di inviare squadre di psicologi a queste manifestazioni, concentrato di follia e schizofrenie, frustrazioni sovente destinate ad esplodere a suon di colpi di accetta?
Tra loro anche famiglie composte da individui per bene, o che almeno ci provano. Fortunatamente ancora in maggioranza. Il solito gioco degli specchi, l'invenzione di un problema che non c'è, la distrazione sistematica dai problemi veri, l'individuazione di un nemico non nello stato o nella società tutta, ma in qualche minoranza o comunità distinta. I DICO contro i cattolici, i pro e gli antipro, gli atei contro gli integralisti. E poi le chiacchiere da bar, tutti uniti contro lo stato-casta.
Che nausea.
Il sogno lungo dell'ennesima Rivoluzione Industriale
Il sogno lungo dell'ennesima Rivoluzione Industriale
Stanotte ho fatto un sogno. Finalmente uno di quegli strani sogni densi, di quei sogni come mi capitava di farne dopo essermi ammazzato su qualche esame. Tutti i pezzi sembrano andare al loro posto, le cose che non sai le comprendi per deduzione. Riesci, e la cosa non sembra neanche stupirti troppo, a risolvere sistemi non lineari di equazioni in 32 incognite senza l'ausilio di un centro di calcolo. Ti svegli al mattino preda di un sacro terrore, perché di nuovo tutto è nebuloso, formule e pensieri si accavallano senza criterio uno sull'altro. All'esame poi prendi un misero 19, ma non avresti oggettivamente potuto aspirare a un voto migliore, inoltre una tipa niente male ti sta puntando da dieci minuti. Avete presente il genere di sogno, vero?
Stavolta però ricordo con una certa nitidezza certi pensieri fatti prima di perdermi in valli di simboli e colori, l'immagine di un volto mutevole (ecco, per chi ha visto "A scanner darkly" o ha letto l'omonimo il racconto di Dick, immaginate un tipo con una tuta disindividuante; per gli altri...correte in videoteca o in biblioteca oppure vantatevi di essere 2.0 e attaccate il mulo, ci sono sia divx che pdf), e alcune sue affermazioni visionarie. Un profeta dalle mille facce la cui prima affermazione è stata: "La rivoluzione industriale è una forma inevitabile di emancipazione".
Procediamo con ordine, vi racconterò dapprima a cosa pensavo giusto prima di prender sonno: prendetelo come il flusso di coscienza di un flusso di coscienza. Perché la SIC? E poi perché certe reazioni stereotipate e negative? Perché altre reazioni entusiaste, liberatorie? Dunque. La prima obiezione che si può fare al metodo SIC, ed era largamente prevista, è di una (stiamo sul generico) perdita di contatto tra l'autore e la propria opera. Da qui mi è partito l'ovvio parallelismo con la rivoluzione industriale, che vi risparmio, e alcune considerazioni al limite dell'onirico che vi propongo.
Immaginate: so che sarà una situazione assolutamente inedita, ma mettetevi nei panni di un uomo comune del 2012. Il mondo è prossimo alla fine. Un giorno tornate a casa dal vostro lavoro, un lavoro che non vi soddisfa troppo ma che comunque vi da da mangiare. Fate le vostre cose da single o quelle che fanno i conviventi, vi resta addosso una strana insoddisfazione e faticate a prender sonno. Ecco cosa, vorreste mettervi a scrivere, buttare giù i vostri pensieri o inventarvi mondi alternativi. Magari scarabocchiare sul monitor qualche poesia, e chissà, un giorno cambiare vita. Magari no, in fondo vi basta tirare avanti. La mattina tornate in ufficio, e riprendete a lavorare sul vostro romanzo SIC. L'ultimo che ha pubblicato il vostro gruppo di scrittura ha venduto, tra Lulu.com e Einaudi, solo 78.000 copie, un tizio di Milano si è ritirato dal gruppo e vi spiace perché tratteggiava dei personaggi spettacolari. Nel suo ultimo messaggio sul forum ha dichiarato che preferisce tornare a lavorare in banca, sua moglie non reggeva più gli orari e lui deve smettere di bere o ci lascia il fegato. Questo mese, tu e gli altri 25 del gruppo vi siete beccati 2300 miseri euro a testa per un romanzo che vi ha portato via tre mesi di lavoro e una serie di racconti che, a rileggerli, vi viene male: ringraziate il cielo che ancora non avete preso una multa, ma arrivare a fine mese sarà comunque dura. Da qualche tempo state meditando di scrivere anche per qualcun altro, ma le vostre idee ultimamente non riscuotono un gran successo. Forse più avanti, quando riuscirete a organizzarvi un po' meglio le giornate.
Questo semplicemente perché un romanzo SIC viene pubblicato, e i ricavi sono divisi equamente tra gli scrittori e i direttori (che in verità, pare, si tengono una percentuale più elevata di due punti, ma se la meritano perché quella è gente che ha rinunciato al sonno). Pensate alla competizione degli scrittori individuali, e a come è paradossale averne nove nel gruppo: come facciano a tenere questi ritmi è un mistero, sapete solo che ogni tanto scompaiono per tre mesi e, parole loro, "vanno a ricaricarsi".
E questo è uno dei punti attorno a cui la mia mente a ronzato per un po', partorendo ogni tipo di considerazione. Ad esempio su quanto cazzo è difficile scrivere, da sempre, se non sei un'ereditiera, un calciatore fuori dal comune, uno con un gran culo o o uno di quei rari geni immortali della letteratura. Molti ci si sono rovinati la salute, qualcuno nemmeno ci ha provato.
A questo punto mi sono addormentato per qualche minuto, credo, e per la prima volta mi è apparso il volto multiforme di cui sopra. Ogni tanto, tra le mille facce che lo formavano, sembrava emergere una maschera, un volto grigio privo di lineamenti. Piuttosto inquietante, ma non è qui il punto. Il punto è che le sue prime parole sono state: "Pensa a una buona idea portante", e le ha pronunciate con tono metallico e un fluire curioso che non saprei definire, se non fossi uno scrittore: pareva di ascoltare una musicassetta che è stata mezza giornata sotto il sole, mentre voi eravate immersi nelle acque melmose della riviera riminese sorseggiando un'imbevibile Squeezer, già caldo dopo il secondo sorso.
All'udire quelle parole minacciose mi sono svegliato di soprassalto, e la mia mente come preda di un furore incontrollabile se ne è uscita con le questioni che seguono.
Punto uno, Il Primo Grande Romanzo SIC (P.G.R. S.I.C.) deve spaccare il mondo in due. Punto due, deve scatenare una reazione a catena. Il punto tre è assolutamente fuori da ogni possibilità di previsione. C'è però un punto zero: è il punto da cui tutto origina, una cosa da raccontare. Il Primo Grande Romanzo SIC deve avere un perché grosso come una trave, un percome comprensibile e qualche centinaio di personaggi assemblati a garbo e creanza. Il punto zero è una cosa che sta ben prima di un soggetto, è un germe da cui tutto poi, potenzialmente, può svilupparsi semplicemente grazie al metodo. Stando a quanto ho potuto capire dai simboli del sogno (io che correvo in un folto bosco di alberi meccanici, ad esempio, o quel frangente in cui mi si è aperta una voragine sotto i piedi e sono stato aspirato verso l'alto da una forza misteriosa), può emergere un buon soggetto da una qualsiasi idea forte e condivisa, in ottica di "condivisione di un'opera creativa". Una sorta di dichiarazione di intenti, magari proposta anche come soggetto, ma comunque che espliciti "perché" quella storia e perché quella trama, più che occuparsi della trama vera e propria. Probabilmente esiste una parola banale per esprimere questo concetto, al momento mi sfugge e dunque vi beccate la pappardella. Il soggetto vero e proprio ispirato a un'idea seminale forte nascerà e si svilupperà in modo autonomo, e sin dal primo passo il metodo SIC prenderà a girare come un ingranaggio forgiando l'opera nella sua interezza. In questo senso si rende partecipe al livello più basilare del processo SIC tutta la base, l'intero corpo di scrittura. A tal proposito, per esplicitare cosa intendo, presto (?) posterò nell'apposita sezione di www.scritturacollettiva.org il "mio" soggetto, che è però da intendersi nel senso appena svelato (credo che leggendolo tutto questo delirio risulterà più chiaro). Una volta terminata questa parte di "individuazione del perché" la scelta tra i vari "semi" potrà indifferentemente essere operata dai direttori artistici o tramite votazione demosproletaria (ricordando che i figli sono col tempo mutati da utili schiavi in beni di lusso). Quale soggetto, quale seme? Qualsiasi cosa il singolo non sia in grado di portare a termine da solo, ad esempio, vuoi per mancanza di mezzi, vuoi perché richiederebbe troppo lavoro, magari troppe ricerche o questioni con cui non si ha la sufficiente dimestichezza: il metodo SIC può potenzialmente rendere reale ciò che il singolo può solo immaginare, moltiplica le menti e le competenze. Il metodo SIC può ampliare gli orizzonti.
E qui, compresi i miei pensieri sconclusionati e rigirandomi su un fianco che mi stava andando in cancrena una spalla, ho preso a ragionare su cosa e perché, ho costruito "l'idea base", poi mi sono addormentato. E ora eccomi qua. L'uomo senza volto, durante il sogno che è seguito, mi ha parlato altre volte, sempre e solo con parole criptiche (in un paio di occasioni credo abbia parlato al contrario, ma non ci ho capito granché). Ad esempio ricordo chiaramente di averlo sentito dichiarare: "Non avete altro da perdere che le vostre catene, umano".
Qua dimentichiamo che non si tratta solo di scrivere un romanzo: si tratta di scrivere, trasmettere il proprio pensiero. Un movimento che origina da un atto slegato da ogni corrente logica commerciale o distruttiva non può che essere formato dalle più eccellenti menti del pianeta, e non serve certo l'uomo senza volto per svelare le potenzialità di un metodo del genere: certi scritti, o forse tutti, generano cultura, cambiano idee e ne introducono di nuove. Quasi sempre questo atto, la creazione di cultura, è un atto sostanzialmente individuale: pensate ai risultati che la scienza sta ottenendo grazie alla divisione dei ruoli, alla condivisione delle tecniche e delle informazioni. Credete che possano nascere altri Einstein? Forse, ma già da un po' i Nobel sono capiprogetto, personaggi che campano di materiale scritto e elaborato anche da altri. Una volta nel mondo gli scienziati si contavano sulle dita di qualche mano, ora abbiamo scienziati che vivono nel monolocale accanto al nostro. A confronto, la scrittura è ferma all'età della pietra: è pur vero che ormai tutti scrivono, così come resta vero che ben pochi in confronto vengono davvero letti. Pochi eletti, che magari non aderiscono a SIC per questioni ideali, o forse solo perché il successo rende tutti un po' più miopi.
Tra le altre affermazioni straordinarie dell'uomo inconoscibile, la seguente mi ha riempito di una soffusa sensazione di smarrimento: "L'uomo deve trovare il modo di impiegare le ore di veglia senza che queste lo portino al suicidio". La società moderna, per come la concepisce l'uomo senza volto interpretando i sottintesi nascosti dai suoi prolungati silenzi, assiste al triste fenomeno di un crescente esercito di produzione di Oggetti e Servizi assolutamente privi di senso, non sto qui a farvi la tiritera sul destino del cosmo ma di quello si tratta. Del resto in qualche modo l'uomo deve pur campare, e per campare deve lavorare e nutrirsi (e magari fare una scopata ogni tanto): aprire l'accesso dei nuovi sproletari, ora che finalmente hanno tutti la laurea, alla produzione di scrittura è un sicuro rischio per la foresta amazzonica, ma sicuramente un'idea intrigante.
Chiudo con una profezia dell'uomo senza volto, che ha decretato il mio risveglio piuttosto brusco (ero, manco a dirlo, madido di sudore): "E allora scenderanno le tenebre, e come la teoria fordista del lavoro, la SIC crollerà sostituita da qualcos'altro, ma tu sarai già morto da un pezzo, caro palle". Staremo (staranno) a vedere, e se possibile faremo (faranno) i conti con la nostra (loro) alienazione con noi (loro) stessi, senza bisogno di sindacati, politici o intellettuali schizzinosi dell'una o dell'altra fazione. E poi c'è questo sogno a occhi aperti, far fallire le major e il loro impareggiabile "è il mercato che decide", sostituirlo con qualcosa di nuovo e più originale.

Stavolta però ricordo con una certa nitidezza certi pensieri fatti prima di perdermi in valli di simboli e colori, l'immagine di un volto mutevole (ecco, per chi ha visto "A scanner darkly" o ha letto l'omonimo il racconto di Dick, immaginate un tipo con una tuta disindividuante; per gli altri...correte in videoteca o in biblioteca oppure vantatevi di essere 2.0 e attaccate il mulo, ci sono sia divx che pdf), e alcune sue affermazioni visionarie. Un profeta dalle mille facce la cui prima affermazione è stata: "La rivoluzione industriale è una forma inevitabile di emancipazione".
Procediamo con ordine, vi racconterò dapprima a cosa pensavo giusto prima di prender sonno: prendetelo come il flusso di coscienza di un flusso di coscienza. Perché la SIC? E poi perché certe reazioni stereotipate e negative? Perché altre reazioni entusiaste, liberatorie? Dunque. La prima obiezione che si può fare al metodo SIC, ed era largamente prevista, è di una (stiamo sul generico) perdita di contatto tra l'autore e la propria opera. Da qui mi è partito l'ovvio parallelismo con la rivoluzione industriale, che vi risparmio, e alcune considerazioni al limite dell'onirico che vi propongo.
Immaginate: so che sarà una situazione assolutamente inedita, ma mettetevi nei panni di un uomo comune del 2012. Il mondo è prossimo alla fine. Un giorno tornate a casa dal vostro lavoro, un lavoro che non vi soddisfa troppo ma che comunque vi da da mangiare. Fate le vostre cose da single o quelle che fanno i conviventi, vi resta addosso una strana insoddisfazione e faticate a prender sonno. Ecco cosa, vorreste mettervi a scrivere, buttare giù i vostri pensieri o inventarvi mondi alternativi. Magari scarabocchiare sul monitor qualche poesia, e chissà, un giorno cambiare vita. Magari no, in fondo vi basta tirare avanti. La mattina tornate in ufficio, e riprendete a lavorare sul vostro romanzo SIC. L'ultimo che ha pubblicato il vostro gruppo di scrittura ha venduto, tra Lulu.com e Einaudi, solo 78.000 copie, un tizio di Milano si è ritirato dal gruppo e vi spiace perché tratteggiava dei personaggi spettacolari. Nel suo ultimo messaggio sul forum ha dichiarato che preferisce tornare a lavorare in banca, sua moglie non reggeva più gli orari e lui deve smettere di bere o ci lascia il fegato. Questo mese, tu e gli altri 25 del gruppo vi siete beccati 2300 miseri euro a testa per un romanzo che vi ha portato via tre mesi di lavoro e una serie di racconti che, a rileggerli, vi viene male: ringraziate il cielo che ancora non avete preso una multa, ma arrivare a fine mese sarà comunque dura. Da qualche tempo state meditando di scrivere anche per qualcun altro, ma le vostre idee ultimamente non riscuotono un gran successo. Forse più avanti, quando riuscirete a organizzarvi un po' meglio le giornate.
Questo semplicemente perché un romanzo SIC viene pubblicato, e i ricavi sono divisi equamente tra gli scrittori e i direttori (che in verità, pare, si tengono una percentuale più elevata di due punti, ma se la meritano perché quella è gente che ha rinunciato al sonno). Pensate alla competizione degli scrittori individuali, e a come è paradossale averne nove nel gruppo: come facciano a tenere questi ritmi è un mistero, sapete solo che ogni tanto scompaiono per tre mesi e, parole loro, "vanno a ricaricarsi".
E questo è uno dei punti attorno a cui la mia mente a ronzato per un po', partorendo ogni tipo di considerazione. Ad esempio su quanto cazzo è difficile scrivere, da sempre, se non sei un'ereditiera, un calciatore fuori dal comune, uno con un gran culo o o uno di quei rari geni immortali della letteratura. Molti ci si sono rovinati la salute, qualcuno nemmeno ci ha provato.
A questo punto mi sono addormentato per qualche minuto, credo, e per la prima volta mi è apparso il volto multiforme di cui sopra. Ogni tanto, tra le mille facce che lo formavano, sembrava emergere una maschera, un volto grigio privo di lineamenti. Piuttosto inquietante, ma non è qui il punto. Il punto è che le sue prime parole sono state: "Pensa a una buona idea portante", e le ha pronunciate con tono metallico e un fluire curioso che non saprei definire, se non fossi uno scrittore: pareva di ascoltare una musicassetta che è stata mezza giornata sotto il sole, mentre voi eravate immersi nelle acque melmose della riviera riminese sorseggiando un'imbevibile Squeezer, già caldo dopo il secondo sorso.
All'udire quelle parole minacciose mi sono svegliato di soprassalto, e la mia mente come preda di un furore incontrollabile se ne è uscita con le questioni che seguono.
Punto uno, Il Primo Grande Romanzo SIC (P.G.R. S.I.C.) deve spaccare il mondo in due. Punto due, deve scatenare una reazione a catena. Il punto tre è assolutamente fuori da ogni possibilità di previsione. C'è però un punto zero: è il punto da cui tutto origina, una cosa da raccontare. Il Primo Grande Romanzo SIC deve avere un perché grosso come una trave, un percome comprensibile e qualche centinaio di personaggi assemblati a garbo e creanza. Il punto zero è una cosa che sta ben prima di un soggetto, è un germe da cui tutto poi, potenzialmente, può svilupparsi semplicemente grazie al metodo. Stando a quanto ho potuto capire dai simboli del sogno (io che correvo in un folto bosco di alberi meccanici, ad esempio, o quel frangente in cui mi si è aperta una voragine sotto i piedi e sono stato aspirato verso l'alto da una forza misteriosa), può emergere un buon soggetto da una qualsiasi idea forte e condivisa, in ottica di "condivisione di un'opera creativa". Una sorta di dichiarazione di intenti, magari proposta anche come soggetto, ma comunque che espliciti "perché" quella storia e perché quella trama, più che occuparsi della trama vera e propria. Probabilmente esiste una parola banale per esprimere questo concetto, al momento mi sfugge e dunque vi beccate la pappardella. Il soggetto vero e proprio ispirato a un'idea seminale forte nascerà e si svilupperà in modo autonomo, e sin dal primo passo il metodo SIC prenderà a girare come un ingranaggio forgiando l'opera nella sua interezza. In questo senso si rende partecipe al livello più basilare del processo SIC tutta la base, l'intero corpo di scrittura. A tal proposito, per esplicitare cosa intendo, presto (?) posterò nell'apposita sezione di www.scritturacollettiva.org il "mio" soggetto, che è però da intendersi nel senso appena svelato (credo che leggendolo tutto questo delirio risulterà più chiaro). Una volta terminata questa parte di "individuazione del perché" la scelta tra i vari "semi" potrà indifferentemente essere operata dai direttori artistici o tramite votazione demosproletaria (ricordando che i figli sono col tempo mutati da utili schiavi in beni di lusso). Quale soggetto, quale seme? Qualsiasi cosa il singolo non sia in grado di portare a termine da solo, ad esempio, vuoi per mancanza di mezzi, vuoi perché richiederebbe troppo lavoro, magari troppe ricerche o questioni con cui non si ha la sufficiente dimestichezza: il metodo SIC può potenzialmente rendere reale ciò che il singolo può solo immaginare, moltiplica le menti e le competenze. Il metodo SIC può ampliare gli orizzonti.
E qui, compresi i miei pensieri sconclusionati e rigirandomi su un fianco che mi stava andando in cancrena una spalla, ho preso a ragionare su cosa e perché, ho costruito "l'idea base", poi mi sono addormentato. E ora eccomi qua. L'uomo senza volto, durante il sogno che è seguito, mi ha parlato altre volte, sempre e solo con parole criptiche (in un paio di occasioni credo abbia parlato al contrario, ma non ci ho capito granché). Ad esempio ricordo chiaramente di averlo sentito dichiarare: "Non avete altro da perdere che le vostre catene, umano".
Qua dimentichiamo che non si tratta solo di scrivere un romanzo: si tratta di scrivere, trasmettere il proprio pensiero. Un movimento che origina da un atto slegato da ogni corrente logica commerciale o distruttiva non può che essere formato dalle più eccellenti menti del pianeta, e non serve certo l'uomo senza volto per svelare le potenzialità di un metodo del genere: certi scritti, o forse tutti, generano cultura, cambiano idee e ne introducono di nuove. Quasi sempre questo atto, la creazione di cultura, è un atto sostanzialmente individuale: pensate ai risultati che la scienza sta ottenendo grazie alla divisione dei ruoli, alla condivisione delle tecniche e delle informazioni. Credete che possano nascere altri Einstein? Forse, ma già da un po' i Nobel sono capiprogetto, personaggi che campano di materiale scritto e elaborato anche da altri. Una volta nel mondo gli scienziati si contavano sulle dita di qualche mano, ora abbiamo scienziati che vivono nel monolocale accanto al nostro. A confronto, la scrittura è ferma all'età della pietra: è pur vero che ormai tutti scrivono, così come resta vero che ben pochi in confronto vengono davvero letti. Pochi eletti, che magari non aderiscono a SIC per questioni ideali, o forse solo perché il successo rende tutti un po' più miopi.
Tra le altre affermazioni straordinarie dell'uomo inconoscibile, la seguente mi ha riempito di una soffusa sensazione di smarrimento: "L'uomo deve trovare il modo di impiegare le ore di veglia senza che queste lo portino al suicidio". La società moderna, per come la concepisce l'uomo senza volto interpretando i sottintesi nascosti dai suoi prolungati silenzi, assiste al triste fenomeno di un crescente esercito di produzione di Oggetti e Servizi assolutamente privi di senso, non sto qui a farvi la tiritera sul destino del cosmo ma di quello si tratta. Del resto in qualche modo l'uomo deve pur campare, e per campare deve lavorare e nutrirsi (e magari fare una scopata ogni tanto): aprire l'accesso dei nuovi sproletari, ora che finalmente hanno tutti la laurea, alla produzione di scrittura è un sicuro rischio per la foresta amazzonica, ma sicuramente un'idea intrigante.
Chiudo con una profezia dell'uomo senza volto, che ha decretato il mio risveglio piuttosto brusco (ero, manco a dirlo, madido di sudore): "E allora scenderanno le tenebre, e come la teoria fordista del lavoro, la SIC crollerà sostituita da qualcos'altro, ma tu sarai già morto da un pezzo, caro palle". Staremo (staranno) a vedere, e se possibile faremo (faranno) i conti con la nostra (loro) alienazione con noi (loro) stessi, senza bisogno di sindacati, politici o intellettuali schizzinosi dell'una o dell'altra fazione. E poi c'è questo sogno a occhi aperti, far fallire le major e il loro impareggiabile "è il mercato che decide", sostituirlo con qualcosa di nuovo e più originale.