L'Apokarev - 13
Thu, Apr 2007 04:12
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In Italia negli ultimi cinque anni il consumo di psicofarmaci è aumentato del 75%. Come osserva il dottor Giuseppe Nicolò, responsabile del Centro Salute Mentale (CSM) Boccea di Roma, nonché presidente europeo della Società di Ricerca in Psicoterapia in questo articolo, “L'aumento è legato all'emergenza di nuove patologie, derivanti dallo stress e dalle condizioni di vita attuale, e soprattutto a una maggiore sensibilità nei confronti della malattia mentale, per cui è più facile che le persone chiedano aiuto e si rivolgano ad uno specialista”.
Fondamentalmente due cause, quindi. Da un lato siamo più stressati, dall'altro siamo consapevoli di esserlo e quindi più “sensibili”. Paradossalmente, non si prendono ansiolitici perché consapevoli di essere stressati, sappiamo di essere stressati perché prendiamo ansiolitici.
Credo che - come per secoli siamo stati quello che, alternativamente, mangiavamo o facevamo - oggi siamo ciò che vediamo. Lo specchio naturale delle nostre deviazioni, le immagini, sono un riflesso di noi non tanto per ciò che mostrano, quanto per ciò che sottendono. Più della violenza in sé è la cultura della violenza che crea terrore. Mi spiego: siamo tanto più terrorizzati, ad esempio, dalla idea di criminalità derivata dal subirne quotidianamente le immagini, di quanto non effettivamente se ne siano subite le conseguenze. La nostra è una paura indotta. Come indotto mi appare lo stress ed anche il nostro esserne consapevoli. Siamo in definitiva in un regime di totale passività, guidati da cose che non conosciamo (perché spesso ne siamo informati da delegati, anziché farne esperienza). Questa nostra passività si estende fino ad abbracciare la vita con comportamenti totalizzanti, vestendo una maschera benigna: quella dell'attivismo.
Come già osservato da Fromm, parecchi anni fa (ma il discorso rimane straordinariamente attuale in questa cronaca di fine mondo), il cosiddetto essere attivi, cioè avere e perseguire obbiettivi concreti, scalare il successo, garantirsi beni materiali, rappresenta per il senso comune il viatico verso la felicità. Che è tutto sommato l'esatto contrario, laddove bisogni indotti e l'insoddisfazione conseguente al non raggiungimento di tutti i beni materiali (del resto non è possibile, il bene materiale si sposta sempre più lontano ed offre un piacere circoscritto nel tempo e nello spazio: godo della cosa che ho ottenuto nel momento in cui la ho ottenuta e per poco tempo dopo e non ne godo certo lontano da essa) provoca infelicità. Questo essere guidati, essere schiavi di bisogni indotti ci rende passivi, in balia di altro da noi stessi, mentre, con un geniale ribaltamento di prospettiva, questo genere di comportamento passa sotto l'egida della produttività, dell'attivismo, del controllo totale della propria vita, della positività delle progressive sorti dell'umana gente. Chi si trovasse a svolgere, al contrario, una attività contemplativa nei confronti del mondo e quindi ad espletare una azione decisamente attiva sul dato esperienziale, con un doppio carpiato del senso viene dipinto come passivo, non produttivo, negativo per la società.
La passività (quella reale), soprattutto del pensiero, ancora una volta, conviene.
A chi, non è dato capirlo esattamente. Sicuramente ai produttori di psicofarmaci, nonostante (cito ancora il Dott.Nicolò) “Gli ansiolitici siano dei farmaci la cui efficacia non è mai stata dimostrata. Sono farmaci che danno solo un momentaneo benessere. Sono efficaci, quindi, solo nel breve periodo. Purtroppo, sono tra i farmaci più utilizzati, anche se determinano nel paziente dipendenza, l'astinenza quando il farmaco non viene assunto”. Droghe. Potenti e legali. Che creano dipendenza.
La nostra passività si traduce nelle immagini che diamo di noi. Siamo ciò che vediamo, ancora una volta, non per ciò che le immagini mostrano di noi, quanto per ciò che suggeriscono. L'immagine tende a mostrare un solo significato, quello apparente, immediato. La pluralità di significati soggiacenti al primo arriva spesso sotto pelle. E' il gioco delle matrjoske, dove le carte nascoste truccano la partita e tutto diviene il contrario di tutto. La molteplicità, il moltiplicarsi dei significati stratificati che giacciono dormienti all'interno delle immagini, rappresentano la loro forza comunicativa ed allo stesso tempo un'arma pericolosa. Proprio per questo fattore costitutivo, essenziale, passivo e attivo allo stesso tempo, siamo ciò che vediamo. Quando nel 2012 non ci sarà nulla più da vedere, quando non saremo più, forse saremo tutti guariti.
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L'Apokarev - 12
Tue, Apr 2007 12:24
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Ho un personal computer, a mia onta e per il dileggio del Salvatore. Spendo quindi questi ultimi anni che mi restano in questa valle di lagrime, gran parte chino a farmi illuminare la faccia da uno schermo. Felice di farlo. Quello stesso schermo che, ogni tanto, decide di fottermi. E' allora che smetto di essere felice e progetto attacchi terroristici su una residenza in particolare nel Nord America, sulle rive del lago Washington, vicino a Seattle. E' accaduto di recente: il mio compagno (o ladro) di ore di vita, mi ha piantato, iniziando a rallentare paurosamente le sue prestazioni, obbligandomi a ore di attesa di fronte all'apertura di un documento, riempite dal sottoscritto nell'unica occupazione sensata; la bestemmia a stantuffo. Detta in breve, ha smesso di funzionare, gettandomi nel più vuoto sconforto: del resto buona parte del mio tempo è organizzato e gestito attraverso il mio portatile. Mia moglie lo odia.
Ora, devo anche ammettere che non sono un tecnico del computer, e quindi questa forse è un'aggravante, fatto sta che ho passato gli ultimi due giorni a cercare una maniera di recuperare i miei dati e, nella mia ignoranza, ho scoperto questo.
Il mio portatile, o meglio dovrei dire, il sistema operativo, ha una possibilità: posso recuperare lo stato precedente del sistema. Posso riportare il sistema a come era ventidue giorni fa, ad una determinata ora, quando il sistema era funzionante ed io godevo di esso. Posso tornare a godere.
La memoria reversibile, nel mondo di fine mondo, è quindi una realtà.
Una realtà virtuale, come la memoria che rappresenta, certo intangibile (ma non nei suoi effetti) che tuttavia esiste. Ciò che esiste non è reale. Straordinario ossimoro di noi nell'anno meno sei.
Un concetto impensabile fino a pochi anni fa è attualissimo, la memoria virtuale. Si estende fino al nostro stesso esistere. L'essere virtuale vive nelle chat, con vari avatar, fino a second life, che è un fenomeno da fine del mondo;-), con milioni di adepti. Una nazione.
Ryszard Kapuscinski, ultimo grande reporter di viaggio, uomini per cui la fissazione dela memoria su un supporto (spesso cartaceo) è una missione, cita Erodoto (il primo reporter dell'era moderna): Erodoto appare molto preoccupato della perdita di memoria. Erodoto vive in un mondo che non ha modalità per immagazzinare la memoria, tranne quella orale. Sono in pochi coloro che possono scrivere e quindi conservare memoria. Le storie vengono tramandate in modo orale. Omero probabilmente fissò per primo alcuni grandi saghe (a futura memoria) che venivano tramandate in maniera orale con l'Iliade e l'Odissea. La memoria è sempre stato un nostro punto fisso: potremmo affermare che l'uomo E' memoria, orale, pittografata, scritta o in sequenze di bit. Lentamente, infatti, con il passare dei secoli, il mondo si è popolato di oggetti immagazzinatori di memoria. Stasera sono circondato nel mio salotto da libri, riviste, fotografie, cd musicali, penne. Anche da due computer, che hanno introdotto e sviluppato fino a questi fantastici e terribili giorni apocalittici, il concetto di reversibilità, di annullabilità della memoria.
Non sono in grado di capire cosa questo possa implicare, né di prevedere dove potrà portare lo sviluppo della razza uomo. Ci sono senza dubbio aspetti futuribili terrificanti della non memoria, della memoria virtuale, (se l'uomo è memoria, la cancellazione della memoria può portare alla cancellazione dell'uomo) come pure da queste idee vengono suggerite dimensioni dell'essere uomini che ormai non possiamo trattare come non esistenti, come fantascientifiche, perché sono già qui. E sono dimensioni a cui il ragionamento non sa dare ancora forma, nonostante il corpo le viva. Il mondo conosciuto e con esso i suoi abitanti, si espande nel tempo e nello spazio, ovviamente virtuali. Li chiamiamo virtuali perché non abbiamo una categoria del pensiero e del linguaggio per definirli nella loro essenza. Credo che necessitino di un'altra definizione. Proprio perché il loro essere concreti non può essere messo in forse: il linguaggio è inadeguato ai tempi.
Chi lo sa, potremo trovare almeno un nome per definire il nostro tempo, saremo in grado di pronunciarlo almeno qualche secondo prima della fine?
Il Salvatore - 9
Wed, Apr 2007 04:01
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In un'intervista su Gente, oggi in edicola, uno dei molti onnipresenti don televisivi da rotocalco lancia due o tre interessanti proposte per combattere l'angoscioso problema della druoga. Lungi dall'occuparsi della sua parrocchia, ammesso che ne abbia una, lo showman don Antonio Mazzi propone con gran spirito altruistico due strategie vincenti per (finalmente) sradicare il problema druoga dalla italica società (e prima del famigerato 2012!). Dopo lunga meditazione il sant'uomo dichiara:
"Quella della cocaina e' una biblica inondazione che tutti noi, nel nostro piccolo, dobbiamo prevenire e ridurre. Chiacchierando di meno e rimboccandoci di piu' le maniche: per esempio, se una volta tanto andassimo a Roma, in un milione di persone, a manifestare contro l'inondazione di coca che l'Italia sta subendo, non creeremmo forse un evento molto piu' importante, urgente e significativo di tanti altri?", © don Antonio Mazzi
Dopo analoga riflessione il Salvatore si domanda se non sarebbe piuttosto il caso di affrontare la questione in altro modo: per esempio, se una volta tanto andassimo a Roma, in due milioni di persone, a manifestare contro l'inondazione di coca che l'Italia sta subendo, non creeremmo forse un evento molto piu' importante, urgente e significativo di quello del lungimirante don Antonio Mazzi? Si potrebbe poi ampliare l'iniziativa portando in piazza fino a tre milioni di persone, forse quattro. Se poi si riuscisse a organizzare un'altra manifestazione parallela coinvolgendo tutti gli spacciatori d'Italia (quelli extraparlmamentari ovviamente), con l'ausilio di una gigantesca rete calata dal cielo da elicotteri Agusta si potrebbe fare piazza pulita dei criminali in questione gettandoli nel rogo di cocaina di cui parleremo di qui a breve.
"Non possiamo aspettare che un'altra legge sostituisca la Fini-Giovanardi, i tempi dell'invasione della coca sono troppo celeri per stare ai giochi della burocrazia. Dobbiamo inventare progetti ben finalizzati, leggeri, che sfruttino nel migliore dei modi le esperienze gia' esistenti. Quest'estate, per esempio, io andro' con amici nelle discoteche per discutere di alcol e droga, proprio nei luoghi dove il consumo sembra avvenire in quantita' industriali", © don Antonio Mazzi
Il Salvatore affiancherebbe a questa lodevole iniziativa un altro progetto ben finalizzato, leggero, che sfrutta nel migliore dei modi le esperienze già esistenti: quest'inverno, per esempio, il Salvatore andrà con gli amici nelle discoteche di Cortina e negli chalet della Val d'Isère per discutere di alcol e droga, proprio nei luoghi dove il consumo sembra avvenire in quantità industriali. Il Salvatore coglierà l'occasione anche per discettare coi suoi pari di altri argomenti scottanti, quali la topa e il calcio alla luce dei nuovi paradigmi sociali.
"Sapete quale sarebbe una lezione infinitamente piu' efficace delle barbose statistiche che propiniamo alla gente, spaventata e rassegnata? Bruciare sulle piazze delle citta', una volta al mese, le tonnellate di cocaina sequestrata che giacciono negli scantinati dei comandi della Finanza e della Polizia", © don Antonio Mazzi
Il Salvatore spaventato e rassegnato, anzi atterrito, devastato, distrutto dal dolore e prossimo alla pazzia, oltre a raccomandare il trattamento preventivo della cocaina con bicarbonato+acqua o ammoniaca riscaldate assieme alla sostanza - per ottenerne crack, più adatto ad essere bruciato e inalato dagli astanti salmodianti passi liturgici tratti da "L'Apocalisse" ® di Giovanni - propone di affiancare a questa encomiabile iniziativa enormi falò a base di marijuana in ogni piazza d'Italia. Si potrebbe poi procedere al barbecue degli psicofarmaci, alla grigliata del tabacco e concludere con un'enorme vasca di eroina flambé. Contro le stragi del sabato sera si propone invece di bruciare le autovetture e relativi conducenti colti in fragranza di reato. Contro lo smog, l'elettrosmog e l'inquinamento in genere il Salvatore auspica una celere distruzione di tutte le pompe di benzina, delle fabbriche più inquinanti e la conversione delle petroliere in traghetti per turisti, nonché l'installazione di piccole cariche esplosive nei cellulari, attivate da apposito sensore in presenza di emissioni elettromagnetiche troppo elevate e in presenza di troppi cellulari entro un dato raggio da definire tramite la compilazione di apposite tabelle da parte di un pool di esperti bipartisan (si potrebbe anche vendere l'interessante optional earBag® per diminuire le probabilità di morte istantanea dell'utilizzatore). Onde arginare l'escalation della microcriminalità si potrebbe individuare, dopo essersi seduti intorno a un tavolo concertante, un percorso di formazione dei criminali comuni perché anche loro possano aver accesso ad altre e più accettabili forme di criminalità (frodi fiscali, truffe finanziarie, aggiottaggio, bancarotta fraudolenta, turbativa d'asta...): in tal senso, per favorire questa categoria svantaggiata, si potrebbe ipotizzare anche di stabilire una "quota nera" nelle liste elettorali.
Dunque ecco il sunto, il punto, la conclusione o arringa finale che dir si voglia: fate come don Mazzi. Sparate cazzate a vanvera da qui al 2012: non hanno mai ucciso nessuno.
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Il Salvatore - 8
Mon, Apr 2007 05:32
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Usa. Alta percentuale di ictus causati dal consumo di mentanfetamine
Il consumo di cocaina e anfetamine causa oltre il 14% degli ictus tra i 'giovani adulti', cioe' in persone tra i 18 e i 44 anni. Lo rivela una ricerca condotta dai ricercatori del Southwestern Medical Center di Dallas, pubblicata sugli Archives of General Psychiatry. Non solo. "Dall'analisi dei principali fattori di rischio e dei dati epidemiologici raccolti -commenta il coordinatore dello studio, Arthur Westlover- emerge che tra le vittime di ictus in questa fascia d'eta' l'aumento del consumo e abuso di sostanze stupefacenti rappresenta il maggiore pericolo. Soprattutto quando si tratta di metanfetamine", in gergo speed, ice, crystal o crack.
Per verificare l'impatto di queste sostanze stupefacenti sulla salute di persone che, per eta', non dovrebbero avere particolari problemi di salute, tanto meno con l'ictus, gli scienziati hanno esaminato oltre 8.300 persone colpite da ictus tra i 18 e i 44, ricoverati in oltre 500 ospedali del Texas fra il 2000 e il 2003.
Ebbene, "Chi assume anfetamine rischia cinque volte di piu' di aver un ictus emorragico. Chi consuma cocaina rischia piu' del doppio di rimanere vittima sia di ictus emorragico che ischemico", spiegano.
Conclusioni che "per la prima volta, con la forza dei numeri, dimostrano il collegamento diretto tra le metanfetamine e i decessi per ictus tra i giovani adulti", e che "suggeriscono come, semplicemente spiegando alla popolazione il rischio che corre assumendo queste droghe, si puo' prevenire un numero cospicuo di decessi".
Grandi verità si riassumono in poche righe, grazie alla potenza sconfinata dei numeri. E non è dato discutere i numeri: essi sono numeri, non sono né buoni né cattivi. I numeri non hanno una morale, parlano senza aprir bocca e non spiegano nulla: forniscono, semplicemente, un risultato o la quantificazione di un'osservazione. Dunque, se si vuol mettere in discussione qualcosa, si può seguire l'unica tortuosa via del processo all'algoritmo che li ha prodotti. Non è del resto dato discutere la validità di una ricerca statistica se non se ne è esplicitato chiaramente il metodo. A leggere l'articolo il Salvatore intravede una linea interpretativa scorretta, si affanna per cercare dettagli e non li trova. Cerca di ricostruire il metodo a posteriori in un'opera di azzardato reverse engineering. I numeri hanno parlato, e il Salvatore vuol leggere i numeri a modo suo.
Da quel che emerge dall'articolo (fonte consueta aduc) lo studio è semplice: prendo 8000 poveri cristi colpiti da ictus, e vedo quanti di essi consumano le sostanze in questione. Risultato: il 14% dei pazienti cavia ha consumato anfetamine o cocaina, un numero elevato, senza dubbio preoccupante. Balza all'occhio. Ed ecco i dubbi: cosa consuma il restante 85% dei poveri cristi? Magari stili di vita incompatibili. Magari alimentazione frettolosa e il ricorso a farmaci e psicofarmaci di ogni tipo. Magari coloranti, conservanti e smog. Magari fuma sigarette, magari si sbronza o non può fare a meno di ingerire 6 caffè al giorno. E' un dubbio del Salvatore, sicuramente legittimo, ma i numeri da soli non ci danno questa risposta. E ce ne sono altri, di dubbi legittimi. Se il Salvatore prende 1000 persone di una determinata fascia di età (di qui in avanti detta "di giovani") a cui sono cascate le palle, può pensare di domandar loro quanti di essi abbiano votato il partito X. E' diretto il collegamento tra voto e caduta delle palle? Non è dato saperlo, non esiste dimostrazione scientifica a riguardo: se il 15% dei giovani vota X e non c'è una correlazione nota tra i due fenomeni, la matematica mi suggerisce che in un campione casuale di persone a cui son cadute le palle il 15% di loro avrà votato X. E dunque, se il 14% dei giovani consumasse le sostanze in questione (numero che francamente pare plausibile), non sarebbe naturale che i 14% dei giovani colpiti da ictus fossero consumatori? Così come il 14% di giovani che hanno parcheggiato in divieto di sosta sarebbe probabilmente un consumatore, o il 14% delle persone che al mattino si sveglia alle 8:30.
Ma forse gli statistici hanno fatto le cose per bene, magari non si sono spiegati: forse hanno preso 1000 consumatori e hanno guardato quanti di loro hanno avuto un ictus, poi un campione di controllo di 1000 non consumatori e avranno dedotto che tra i consumatori l'incidenza degli ictus è più alta. Eppure il Salvatore rilegge l'articolo, e questo dettaglio non emerge. La difficile arte dell'interpretazione dei numeri fallisce come di consueto, la civiltà basata sulle statistiche legifera e brancola nel buio del significato, lasciando il Salvatore confuso più che mai.
"Per la prima volta, con la forza dei numeri, dimostrano il collegamento diretto tra le metanfetamine e i decessi per ictus tra i giovani adulti": incredibile affermazione. Una statistica è una statistica, non una cazzo di dimostrazione. Collegamenti evidenti ma solo probabili, e comunque in una materia in cui le variabili interconnesse che portano all'ictus nel cervello di un povero cristo sono davvero molte: la materia è complessa, cari scienziati. Il Salvatore vorrebbe credere, che diamine, egli è convinto già per conto suo che le druoghe non giuovino alla salute dei giuovani. E' convinto che esistano droghe pesanti e leggere, sa che ne esistono di legali e di illegali (occhio ragazzi, per dirla col governo: il fumo uccide, incredibile a dirsi) e dice no alla cocaina e no all'anfetamina. Ma spiegategli per bene e per cortesia come diavolo conducete le vostre ricerche, perdio. Spiegate come sperperate il danaro pubblico dicendoci, in modo errato, ciò che già sappiamo.