SIC - Schede locazione definitive

L'approccio alle schede locazione è stato un po' diverso rispetto ai precedenti racconti: in esse infatti abbiamo raccolto anche vari personaggi minori, per i quali non avrebbe avuto senso compilare apposite schede.
Giunti a questo punto abbiamo già un sacco di materiale: in quest'ultima mandata di schede (poi il GS comincerà a fare sul serio e a sfornare un capitolo dietro l'altro) non resta che definire i personaggi coinvolti nel sotto-racconto che il protagonista renderà ai suoi commensali: c'è un rapimento di mezzo, e dunque una vittima, due complici (ognuno con la sua personale versione de fatti) e un luogo del delitto.
Una nota: nei precedenti racconti, giunti a questo punto sarebbe già stato il momento delle schede situazione/narrazione. In questo caso, avendo a che fare con un racconto nel racconto, emerge una naturale moltiplicazione dei materiali (personaggi, sottotrama, locazioni secondarie). La cosa non sembra rappresentare un problema: con minimi aggiustamenti e seguendo il percorso di sempre ho preparato le nuove schede, e dovremmo essere in grado di arrivare ai primi di agosto pronti ad affrontare la parte più interessante dell'intero progetto. Ricordo a tutti che l'obiettivo è arrivare a concluderlo entro i primi di settembre, così che il GS possa festeggiare la fine dei lavori forzati all'Oktoberfest.
Considerando il caldo di questi giorni, la voglia di evasione (!) e la facilità con cui una birra diventa dieci birre, il Direttore del carcere ha concesso ai detenuti ben 10 (dieci) giorni per la compilazione delle 4 schede in questione (che, a proposito, stanno per essere inviate).
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Giochi di parole
Tue, Jul 2007 05:46
| Il Salvatore
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Poi cita una fonte random e un articolo a caso, apparso recentemente sul web, e tenta un esperimento.
Il consumo di canapa accresce il rischio di schizofrenie o altre psicosi: a tale conclusione e' giunto uno studio della Clinica psichiatrica universitaria di Zurigo, i cui risultati sono stati pubblicati sull'edizione online della rivista specializzata "Schizophrenia Research". "Dal profilo preventivo la cannabis appare meno insignificante di quanto generalmente supposto finora", rilevano i ricercatori, citati in una nota diramata ieri dall'ateneo zurighese.
Gli studiosi ritengono che il ruolo della canapa come fattore di rischio per malattie psichiche debba essere riesaminato. A loro avviso, coloro che presentano predisposizioni ereditarie a disturbi psichici dovrebbero rinunciare a consumare canapa.
Per la ricerca sono stati analizzati statisticamente i dati delle ammissioni negli istituti psichiatrici del cantone di Zurigo, risalenti fino agli Anni '70. Gli studiosi hanno rilevato un notevole incremento della quota di malati fra i giovani maschi nel corso degli Anni '90: nella fascia di eta' dai 15 ai 19 anni e' triplicata e in quella dai 20 ai 24 anni e' raddoppiata in brevissimo tempo. Nello stesso decennio si e' constatato un netto aumento del consumo di droghe leggere. Fra i giovani uomini i consumi di cannabis sono diventati piu' frequenti e di quantita' superiori.
Il consumo di RedBull accresce il rischio di schizofrenie o altre psicosi: a tale conclusione e' giunto uno studio della Clinica psichiatrica universitaria di Zurigo, i cui risultati sono stati pubblicati sull'edizione online della rivista specializzata "Schizophrenia Research". "Dal profilo preventivo la RedBull appare meno insignificante di quanto generalmente supposto finora", rilevano i ricercatori, citati in una nota diramata ieri dall'ateneo zurighese.
Gli studiosi ritengono che il ruolo della RedBull come fattore di rischio per malattie psichiche debba essere riesaminato. A loro avviso, coloro che presentano predisposizioni ereditarie a disturbi psichici dovrebbero rinunciare a consumare RedBull.
Per la ricerca sono stati analizzati statisticamente i dati delle ammissioni negli istituti psichiatrici del cantone di Zurigo, risalenti fino agli Anni '70. Gli studiosi hanno rilevato un notevole incremento della quota di malati fra i giovani maschi nel corso degli Anni '90: nella fascia di eta' dai 15 ai 19 anni e' triplicata e in quella dai 20 ai 24 anni e' raddoppiata in brevissimo tempo. Nello stesso decennio si e' constatato un netto aumento del consumo di RedBull. Fra i giovani uomini i consumi di RedBull sono diventati piu' frequenti e di quantita' superiori.
Individuate le differenze, la loro influenza sul senso e sulla credibilità della ricerca, infine meditate. La soluzione sul prossimo numero de "Il Salvatore"
Vacanze intellegibili

E allora eccoci, finalmente azzurri e sorridenti, occhiali scuri, guidare sudati nel bel mezzo di una colonna di beati, a percorrere la distanza che ci separa dal Paradiso in una bara di metallo e ruote; fuori l’asfalto è una melma fusa con gli pneumatici, dentro una piacevole brezza condizionata viene sparata a manetta a ritmo del tomentone prescelto, segno di uno status quo raggiunto che i meno fortunati, rimasti ahimè una minoranza, dai loro finestrini abbassati invidiano: e questo conta. Verrebbe anche quasi da bestemmiare, per il passo d’uomo che siamo costretti a tenere, ma pazienza, è comunque Vacanza, la serotonina può riprendere ad espandersi in un cervello che si avvia felice verso la completa anestesia. E’ così che, passata qualche ora, riusciamo ad immergerci, dopo spericolati millimetrici fantasmagorici parcheggi, nella folla multiforme devota al solleone. Il piede affondato nella sabbia rovente ed il conseguente balletto sulle punte sono chiare conseguenze di una sola certezza: siamo al mare. Solita roba, qualche seno esibito, chili di cellulite nascosta, un paio di palestrati fingono trottando un footing e il bagnasciuga è frequentato manco fosse sabato sera in centro. Dietro tutto questo, si intravedono donne gommone galleggiare al largo, delimitare la balneazione. Oltre a loro, dove lo sguardo incontra l’orizzonte, milioni di euro galleggiano sotto forma di piroscafi, panfili, vele. Tuffarsi diventa un dovere. Ma è una volta al largo che si gode del vero spettacolo. Voltarsi verso la riva svela un mondo: a perdita d’occhio lungo la spiaggia, ombrelloni rossi e tende blu, equidistanti e regolari, che suddividono geometrie sulla sabbia, come in una città invisibile, definendo i confini dei bagni. L’acquisto di una porzione di spiaggia, il suo affitto per qualche settimana è concesso al modico sacrificio di svariati stipendi medi. Un gelato richiede un investimento. Per una bibita si consigliano pratiche bancarie. Ma pazienza, è comunque Vacanza, siamo al mare.
Cinquanta metri di rovente spiaggia più indietro c’è il castello e feudo: il Bagno, con i suoi abitanti. Prima nota: il Bagno è provvisto di piscina. Seconda: la piscina è molto frequentata. Terza: pare che le piscine siano ormai un must in tutti i bagni. Mi affaccio a controllare: la piscina vuole la cuffia. Stesso scenario di prima. Seni, cellulite, bronzea palestra e gommoni galleggianti. Con una differenza, hanno tutti la cuffia. E mancano i panfili e l’orizzonte. Intorno, il Bagno è provvisto di ristorante con annessi tavoli, camerieri, cuochi, sala giochi da pargolume, bar, ping pong, biliardino, tricchetracche e, ovviamente, le cabine. Cellulari squillano allegri continui e polifonici intervallati dagli schiamazzi degli under dieci. Intanto, due umanità si incrociano: una, seminuda e opulenta, si muove in verticale, dalla spiaggia al mare e viceversa, mentre un'altra, vestita, povera, multietnica e fatta di venditori, traversa in orizzontale, parallelamente alle onde, i condomini sulla spiaggia. Ogni tanto si ferma, espone la merce e se ne và. La vita pullula, ma senza ansia: siamo in Vacanza.
Gli sprovveduti

C'è una specie di accattone che suo malgrado non va mai in ferie, non dorme, non crea emergenze nazionali eppure rompe i coglioni senza sosta, indisturbato sotto gli occhi vigili di garanti, authority e azionisti. Ti chiede che linea telefonica hai, te ne propone una migliore e conveniente, elimina i canoni e offre servizi e tariffe irripetibili. Regala a prezzi stracciati macchinette per il caffè, distributori d'acqua minerale, nuove forme di energia, attrezzature per la pulizia degli uffici e delle industrie. Si straccia le vesti per un no, insiste, ti mette in bocca cose che non hai detto e se scaduto il tempo limite non hai accennato a dir altro che no grazie, ti riattacca in faccia. Lo immagini in ginocchio, in fila agli altri cinque che ti hanno chiamato nelle ultime due ore, le vesti lacere e la pelle sporca di smog e incrostata di disperazione. L'accattone telematico è spesso un tizio che risiede e lavora all'estero o magari a Caserta, schiavizzato e in qualche modo illegale, precario, non nero ma al nero. E' un accattone rompicoglioni per necessità, che usa modi gentili a tempo, contratta al ribasso senza che nessuno gli abbia chiesto sconti, attiva tariffe e servizi in mano a organizzazioni criminali che perseguono obiettivi e budget investendo in manodopera a bassissimo costo, in Italia e all'estero. A volte ti rompe i coglioni anche in casa, e per due o tremila euro ti rifila un aspirapolvere buono anche per stasare il cesso: la cosa terribile è che se abbocchi, invece di spendere i tuoi soldi in cibo si compra un cellulare nuovo.
E così, chi come me sputa sul furto e sull'accattonaggio per malintesi principi ancestrali non ha il conquibus per starsene in panciolle al mare, e si ritrova in ufficio in questo luglio afoso in compagnia della Madonna, tirata giù a suon di sacramenti. Tra una sorsata d'acqua già calda e l'altra risponde a ciclo continuo ora come in autunno, e alla privacy non ci crede. Non crede alle authority e non crede alle associazioni di consumatori autoelette in consiglio permanente, non crede allo sdegno né alle contromisure d'emergenza. Piuttosto si domanda una cosa, una sola: ma chi diavolo sono quegli sprovveduti che fanno elemosina al dannato accattone, inducendolo a perseverare nell'errore?
SIC - Schede personaggio definitive [ARCHIVIO]

Questo primo contatto col mestiere del D.A. è stato ricco di spunti di riflessione (oltre che, più semplicemente, molto divertente): dopo aver letto le 18 schede una prima volt mi sono messo le mani nei capelli. Il fiato si è fatto corto per qualche minuto, e solo ricorrendo a una birra ghiacciata sono riuscito a recuperare parte dell'equilibrio. Avendo fornito pochissime direttive (vedi soggetto preliminare), ognuno degli scrittori ha costruito i 3 personaggi in esame senza vincoli, e ne sono uscite schede molto eterogenee: quando mi sono reso conto di questo fatto il mio primo pensiero è stato dunque, piuttosto banalmente, che ero nella merda.
A quel punto ho preso matite e penne varie e ho cominciato a disegnare sulle schede: frecce, sottolineature, arzigogoli di ogni tipo, un paio d'ore di lavoro distribuite su due sere. Con le schede così conciate ho poi aperto i file di testo, e ho cominciato un paziente lavoro di taglia-incolla delle parti scelte dalle varie schede su un'unica scheda per personaggio. Terminata questa operazione piuttosto rapida e meccanica è iniziata la più lunga e complessa fase di editing.
E' in questa fase della lavorazione che ho cominciato a divertirmi sul serio: i vari "tronconi" di personaggio, per una qualche alchimia di cui ignoro l'origine, sembravano incastrarsi senza nemmeno toccarli. Ho quindi unificato i diversi stili e tempi narrativi, scelto i nomi, aggiustato date e luoghi: un lavoro di per sé abbastanza complesso, ma che in realtà ho portato a termine in tempi relativamente brevi. Poi mi sono preso due giorni di pausa.
Nel fine settimana ho tirato fuori le schede "quasi definitive" e me le sono rilette. Ho aggiustato alcune incongruenze ancora presenti, e dalle schede originali -sempre sotto mano - ho estrapolato e inserito altri piccoli brani o specificità dei personaggi.
Finalmente concluso il lavoro, sono andato a fare un aperitivo, sono rientrato a casa mezzo brillo e ho cenato (per i più curiosi, mi sono cucinato trofie fresche con pesto patate e fagiolini, accompagnandole a mezzo litro di birra da due lire). Poi mi sono messo a guardare un film del tardo Hitchcock (Frenzy, per l'esattezza), e, ormai completamente andato, ho strisciato sino al letto. L'indomani (domenica) mi sono svegliato con la mente sgombera, nessuna emicrania post-sbronza e ancora un caldo infernale che invadeva tutte le (2) stanze di casa.
E' a questo punto che, con un certo stupore , ho trovato sul tavolino in sala una serie di fogli stampati: su ognuno, l'intestazione criptica "schede definitive". Non sapendo di cosa si trattasse le ho lette e sono rimasto di sasso: no un collage né una brodaglia di suggestioni. Davanti avevo 3 personaggi spessi, densi, le cui storie già da sole varrebbero un racconto. Fausto Stelitano (il protagonista della nostra storia, un passato all'apparenza anonimo che nasconde terribili segreti dietro una condanna per concorso in omicidio volontario), Nicola Di Stefano (un boss della camorra decaduto, condannato all'ergastolo e ormai completamente isolato), Emil Bitri (uno sveglio immigrato albanese poliglotta, in carcere per tentato omicidio): questi i nomi e i tratti salienti dei personaggi che ho scoperto domenica mattina.
Nel pomeriggio ho inviato le schede definitive al GS, anticipando i prossimi passi, che prevedono la compilazione delle schede locazione grazie al dossier di pre-produzione messo insieme dal GS stesso, e dopo pochi minuti ho ricevuto i primi commenti (più che positivi).
A questo punto, all'interno del gruppo (me incluso) si registra una certa aria densa d'aspettativa, i processi di compilazione e riassemblaggio delle schede sono piuttosto divertenti, i risultati sembrano più che accettabili: il soggetto ha subito un avanzamento sostanziale, di cui presto metterò al corrente il GS e i lettori, grazie agli elementi emersi dalle schede definitive (in articolare da quella del protagonista, Fausto Stelitano).
Una curiosa sensazione, quella che si prova a fare il D.A.: nel processo creativo dalla mia testa non è uscita una riga che una, mi sono limitato in operazioni di taglia-incolla e interventi più o meno profondi di editing (a dire il vero quasi sempre alquanto superficiali), eppure quando ho riletto le schede definitive non ho potuto fare a meno di pensare: "Ma...ma queste le ho scritte io!". Una forma di schizofrenia, o una creatività ambigua data dal dare forma al materiale grezzo, più propria del cesellatore. Avendo partecipato a SIC prima come scrittore e solo ora come D.A., posso azzardare una prima superficiale analisi sui due ruoli (che rimando ovviamente alla conclusione di questo racconto), ma il nodo fondamentale è che sono entrambe attività di scrittura, differenti tra loro e differenti da quelle sperimentate in precedenza; apparentemente (per me) meno "impegnative" (in termini di tempo/risultato finale e di ricerca "interiore") ma che per contrasto forniscono risultati sempre superiori alle aspettative iniziali. E, sopra ogni altra cosa, sono entrambe - quella del G.S. e quella del D.A. - attività estremamente divertenti (per uno scrittore, ovviamente!) e tutto sommato di rapida e semplice acquisizione.
Avendo evidentemente spaccato le palle a tutti a sufficienza, per oggi il resoconto si ferma qua, rimandando al prossimo passo (le schede locazione) che avrà una deadline bastardamente vicina ;)
C'erano una volta le cicles

Le gomme di quei tempi erano davvero bastarde: per i primi dieci secondi ti inondavano la bocca di sapori non riscontrabili in natura, rilasciavano all'istante quantità di zuccheri al limite del lecito, instaurando un'indondazione salivare e un improvvisa euforia. Dopo dieci secondi tutto era già finito, era un po' come farsi di crack, e i minuti seguenti trascorrevano malinconicamente nel lento ritorno alla normalità: masticando, facendo palloncini che non di rado mi esplodevano in faccia. Talvolta in questi esercizi la gomma cadeva disgraziatamente a terra: se ero in casa la raccoglievo - conoscendovi nuovi inediti sapori - e riprendevo a fare i miei numeri senza pormi troppi problemi di igiene. Una, due, tre volte al giorno, col ritornello di mia madre, mio padre, o di qualsiasi altro adulto nei paraggi a fare da colonna sonora: ti rovinerai i denti, con quella roba. Con gli anni la mania delle gomme mi passò, e ultimamente mi ero ridotto ad accettarne una di tanto in tanto, giusto se mi veniva offerta.
Poi ogni cosa è cambiata, siamo entrati nel nuovo millennio, sono nate le gomme intelligenti e i miei sensi di colpa verso il dentista d'improvviso evaporano: oggi ho preso coscienza, sono diventato adulto. In attesa dell'avvento ossimorico del consumatore intelligente, scendo al supermarket sotto l'ufficio (ne ho anche uno sotto casa, tre sul tragitto che percorro ogni giorno per andare da un luogo all'altro, e uno all'esterno del mio giornalaio, che vive da anni sotto il carapace della grande distribuzione), e finalmente vivo l'ebbrezza dell'emancipazione: senza dover fare ricorso alle suppliche a mia madre o alla paghetta di mio padre, acquisto una confezione a caso dopo aver invano cercato le Brooklin alla cannella, che tanti danni hanno procurato alla mia arcata inferiore (contribuendo alla costruzione di un altro genere di arcate in alcune delle ville del mio dentista): Daygum Protex.
La confezione è una inquietante via di mezzo tra un fantasioso micropacchetto di sigarette e un'intrigante confezione di profilattici aromatizzati. La grafica riprende lo stile dentifricio postmodrno: scatola bianca e verde, scritte enormi sulla facciata, qualche scritta colorata (contiene xilitolo!, scopro non potendo fare a meno di sentirmi rassicurato), e sui fianchi quello che a prima vista sembra un tentativo maldestro di far entrare tutti i canti dell'inferno in 3 centimetri quadrati. Per onestà e per non lasciarmi influenzare nel giudizio, rimando la decifrazione della stele degli ingredienti a dopo l'assaggio. Afferro il confetto, ne tasto la consistenza (ottima) e me lo caccio in bocca senza starci a girare troppo intorno. Incredibilmente, non mi sembrano eccezionali come speravo: forse la memoria lontana e ormai artefatta della mie esperienze fanciullesche non mi consente la necessaria oggettività. Non sono male, sul serio, e certamente hanno un meccanismo di rilascio degli zuccheri (ops, dolcificanti) di durata superiore. Ma manca qualcosa, o forse c'è qualcosa di troppo. Un che di medicinale, qualcosa di alieno. Mi fiondo allora su internet e leggo cosa ne pensa la gente (http://www.ciao.it/Opinionisulprodotto/Daygum_protex_classic__307659): ormai c'è un forum per qualsiasi cosa, pure quello degli appassionati di questa particolare marca di cicles (o presidi dentali?): a confronto, le dichiarazioni di un tossicodipendente in pieno down da morfina appaiono più lucide e sensate. Piuttosto perplesso, mastico intrattenendomi per venti minuti con le minuscole scritte sul fianco.
Al saccarosio si è preferito sostituire una miscela lassativa e diuretica a base di xilitolo (dice che fa bene ai denti), mannitolo (dice che è diuretico), maltitolo (dice che è una perigliosa fonte di fenilalanina), aspartame (dice che è innocuo): tutti alcoli e derivati, dal variabile potere dolcificante - e invariabilmente lassativo, come tutti gli alcoli - su cui non mi soffermo, ricordando però che l'aspartame è stato oggetto di numerose controversie (cito wiki): diversi studi in animali da laboratorio hanno evidenziato la comparsa di tumori a seguito dell'assunzione orale di questo dolcificante, ma nessuno studio ha dimostrato un rapporto causa-effetto tra questi fenomeni, né ha potuto definire il meccanismo d'azione di una eventuale tossicità. Tra le ipotesi più accreditate c'è quella per cui la tossicità da aspartame sia dovuta alla liberazione nell'organismo del metanolo, una sostanza nota per avere effetti tossici, e in particolare perché causa cecità. Anche il meccanismo d'azione tossica del metanolo non è del tutto chiarito, si ipotizza che non svolga un'azione diretta, ma che la tossicità sia dovuta alla sua trasformazione in formaldeide ed in acido formico. Il metanolo è tuttavia contenuto in molti alimenti, in particolare frutta ricca in pectine, come le mele, ma sembra che la presenza in questi alimenti di etanolo ne contrasti la tossicità, forse diminuendone l'assorbimento.
Insomma, il mio consiglio è che se uno non è diabetico e non ha oggettivi problemi di obesità, farebbe meglio a tirare avanti col buon vecchio saccarosio, se non altro perché le cavie umane l'hanno sperimentato per millenni. Ma il buon senso non appartiene alle categorie mentali contemplate dai consumatori, e questo i produttori lo sanno bene. Il resto della composizione è un lungo elenco di additivi alimentari (aromi, stabilizzanti, addensanti, emulsionanti, antiossidanti) che trasformano questi confetti, da semplici chewing-gum, in veri e propri integratori alimentari: tra i vari composti, a guardar bene e a volerla trovare, salta fuori anche la cara, vecchia gomma arabica. Vengono poi le informazioni nutrizionali, che vi risparmio, e persino la posologia, di cui parlerò tra poco dopo alcune brevi considerazioni di vario ordine.
La necessità dei consumi.
Il consumo è necessario al funzionamento di questa società di idiot-savants: se l'alcol fa male, ecco pronta la birra senz'alcol; se i raggi solari feriscono la vostra epidermide non vi serve stare all'ombra, ciò di cui avete senz'altro bisogno è una tintarella invidiabile e un sottile strato di crema testata in laboratorio; se le vostre deiezioni emanano cattivo odore, in attesa di appositi enzimi da assumere quotidianamente che le rendano profumate direttamente alla fonte, ecco le tavolette aspira odori e gli spray alla calendula; e così via, sottrazione dopo addizione il risultato resta immutato, il ballo circolare dei produttori di formule chimiche prosegue felicemente con noi nel mezzo (i test di laboratorio sono come sempre eseguiti sul laboratorio più grande a disposizione, il mondo occidentale), che come gabbiani felici in volo su una discarica colorata assaggiamo tutto ciò che capita. Note positive? Quei bastardi delinquentelli dei ragazzini di oggi hanno vita facile: le gomme gliele consiglia direttamente il dentista, le madri entusiaste dell'igiene orale parentale si guardano intorno in attesa del turno, e in bella vista in mezzo a mille porcherie trovano finalmente il regalo ideale per i loro esigenti pargoli. E finalmente potranno baciare un marito la cui bocca non sa più di sigaretta spenta nel caffè.
La necessità di nuove necessità.
Cosa ci aspetterà ancora, prima del 2012? I profilattici alla fragola non hanno riscosso il successo sperato. E allora, in attesa che i produttori di profilattici lancino una linea con azione combinata "xilitolo/preparazione H" - già mi figuro le ragazze sorridenti per le strade di tutta l'Europa -, mi preparo ad assumere la dose giornaliera consigliata dalle microscopiche indicazioni di utilizzo di di Daygum Protex: una confezione al dì, ovvero 40 confetti ovvero uno ogni quaranta minuti - nell'ipotesi 8 ore di sonno al dì - avendo sempre bene a mente che l'uso eccessivo (che i produttori probabilmente quantificano in venticinque chili di pastiglie) può risultare lassativo, e che non si deve eccedere mai con gli integratori alimentari. Non vedo l'ora di arrivare in ufficio, tra qualche giorno, sfoggiando il sorriso dell'Executive Vice President for Human Resources and Communication della Perfetti Van Melle.
SIC - Detenuti in attesa di giudizio [ARCHIVIO]

Dopo una prima occhiata - invero alquanto rapida - alle schede pervenute, conto di completare il lavoro di stesura delle definitive entro metà della settimana prossima: scenderò più nel dettaglio riguardo a questo processo una volta che l'avrò sperimentato (ammesso che non emergano imprevisti effetti collaterali).
Nota personale: obbligarsi ad almeno 4 ore di sonno al giorno.
Contro la famiglia

Veder sfilare, indisturbata sul televisore della cella, una delle più potenti associazioni a delinquere del paese durante il Family Day è stato un duro colpo: i volti sorridenti dei padri che un giorno abuseranno delle figliolette che ora scarrozzano con aria rincoglionita, gli sguardi carichi di speranza delle madri vestite a festa che un giorno saranno taglieggiate da figli carichi di dipendenze e privi di una coscienza, tradite dai mariti e abbandonate dagli amanti. Se si inviano i cani antidroga nelle scuole, non sarebbe il caso di inviare squadre di psicologi a queste manifestazioni, concentrato di follia e schizofrenie, frustrazioni sovente destinate ad esplodere a suon di colpi di accetta?
Tra loro anche famiglie composte da individui per bene, o che almeno ci provano. Fortunatamente ancora in maggioranza. Il solito gioco degli specchi, l'invenzione di un problema che non c'è, la distrazione sistematica dai problemi veri, l'individuazione di un nemico non nello stato o nella società tutta, ma in qualche minoranza o comunità distinta. I DICO contro i cattolici, i pro e gli antipro, gli atei contro gli integralisti. E poi le chiacchiere da bar, tutti uniti contro lo stato-casta.
Che nausea.
SIC - Deadline approaching [ARCHIVIO]

A ruota, il D.A. riceve, con un poco di malcelata tristezza, la mail di uno degli scrittori, che, a causa di problemi personali che non stiamo qua a divulgare, si vede costretto ad abbandonare il progetto. Considerato il numero elevato di componenti del GS#3 non ci dovrebbero essere problemi ad assorbire il colpo, in caso di necessità sappiamo come organizzarci e, mutatis mutandis, intererremo con una campagna di reclutamento o - ancor meglio - accoglieremo nuovamente tra noi il defezionario quando avrà risolto le questioni personali, in un qualunque momento del processo produttivo (uno degli innumerevoli vantaggi del metodo SIC sta anche nella elasticità della gestione del GS).
SIC - Soggetto [ARCHIVIO]

http://www.scritturacollettiva.org/soggetto/253
Come vedete, la struttura è abbastanza aperta: confrontando questa idea iniziale col risultato finale sarà possibile farsi un'idea della libertà di sviluppo lasciata al GS.
SIC - Interazioni impreviste [ARCHIVIO]

In qualità di guardia carceraria il sottoscritto si avvia verso la guardina, sta per prendere sonno. Ha bevuto, a cena e dopo cena, speriamo non debba assistere a spettacolari evasioni. O che sia solo un sogno.
SIC - Soggetto e schede personaggio [ARCHIVIO]

Le schede personaggio non sono diverse da quelle utilizzate nei precedenti racconti, mentre il soggetto presenta alcune interessanti novità: è infatti un soggetto "aperto", con alcuni punti chiave da determinare (ad esempio, si parla di un delitto ma non si dice di che delitto si tratti). Su questi snodi aperti, evidenziati in neretto, ognuno avrà modo di proporre la propria visione quando arriverà il momento di affrontare le Schede Situazione.
Insieme alle schede, è stato chiesto ai vari componenti del GS di approntare un breve e semplice dossier - necessario per la particolare ambientazione di cui il GS non ha (probabilmente) esperienza diretta - sulla vita carceraria (orari, gestione del tempo, attività).
La deadline per la consegna delle schede (ricordo che ogni scrittore procede in modo del tutto autonomo, e lavora su tutte le schede) è stata stabilita per il 28 giugno: una settimana di tempo, in cui il DA non ha altro da fare che grattarsi e rispondere agli eventuali dubbi del GS.
Salvo sorprese, dunque, non mi resta che rimandarvi a quella data per la prossima puntata, dove parlerò della costruzione delle schede personaggio definitive e dell'evoluzione del soggetto sulla base di quanto emerso dalle medesime.
SIC - Diario di un D. A.

Spero in questo modo di aiutare chi si avvicina per la prima volta al metodo S.I.C. a comprenderne i meccanismi, presentandoli in modo un po' più unitario di quanto non emerga di molti post disseminati per il forum.
In realtà questo diario lo inizio a pubblicare con un po' di ritardo rispetto ai lavori, ma il senso rimane; conto di rimettermi in pari coi tempi aggiornando il presente blog frequentemente, per un po' pesco roba dall'archivio, non date troppo peso alle date ;)
(Enrico)
L'Apokarev - 17
Sun, Jul 2007 09:39
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La parola è importante. Spesso, a dire il vero, è insignificante, conta tutt’altro. Conta quello che si dice (si comunica) con gli atteggiamenti, il corpo, il tono ed i suoni che emettiamo. Conta la comunicazione non verbale, sotto molti aspetti: uno, che definirei sotterraneo ed istintivo, mi pare d’importanza strategica. O meglio: la sua comprensione è fondamentale per affrontare la quotidianità. Se fossimo sprovvisti della capacità di decodifica di questo linguaggio e dovessimo prestare fede unicamente al linguaggio, quello verbale, la nostra comprensione del mondo sarebbe, oltre che parziale, estremamente fuorviante. E’ peraltro indubbio che la parola è anche un mestiere, un settore che muove molto denaro e che conta un certo numero di rispettabili professionisti. Non essendo la maggioranza della popolazione ascrivibile ai “professionisti della parola”, è plausibile pensare che non tutti riescano a controllare completamente gli aspetti connessi alla comunicazione.
I mezzi di comunicazione (statutariamente) e la televisione fra essi, sono creati da professionisti della parola e dell’immagine, che spesso parlano di (o intervistano) professionisti della parola e dell’immagine. Il politico è senz’altro istituzionalmente un professionista della parola. Il politico odierno deve essere anche un professionista dell’immagine. Non risponde – per fare un esempio - più all’interlocutore che ha accanto, guarda “in camera”, si rivolge a noi, con – per il sottoscritto – uno strano e grottesco effetto di depotenziamento della presenza reale a favore di quella virtuale. Il giornalista non conta, è a me spettatore che il politico si rivolge. Il povero giornalista non esiste. Io, in quanto virtuale, sono l’interlocutore perfetto. Non faccio domande, ricevo la pappardella delle risposte senza possibilità di replica. Questa dimestichezza comunicativa fa del politico un professionista dell’immagine. Se egli non lo è, c’è qualcuno pagato per esserlo al posto suo, per consigliarlo.
Ora, questo “giocarsela” fra colleghi, su un campo ben conosciuto, produce molte conseguenze sul linguaggio e sulla stessa società. E molto, di conseguenza, NON produce.
Non produce ad esempio, varietà, diversificazione, progresso linguistico. I canoni delle interviste televisive sono gli stessi, il format, la maniera di porle: tutto cambia relativamente poco. Cambia l’intervistatore, la sua presenza fisica, ma il suo modus operandi è più o meno lo stesso, la sequenza con cui si alternano gli rvm, i filmati, le domande in studio, è la medesima. Il sistema linguistico è identico. Non c’è nessuna differenza stilistica fra (solo per citare due degli esempi più noti) Porta a porta e Matrix. Ma se allarghiamo lo sguardo, non esiste una reale differenza fra le reti generaliste “statali” e quelle Mediaset. Con il risultato che i professionisti della comunicazione sono autoreferenziali. Parlano di loro stessi, secondo un copione noto a loro, disciplinato da regole interne al sistema (per esempio, le domande sono spesso concordate nel pre-programma), addirittura gli eventi “sorpresa” sono regolamentati, per cui la tal notizia scoop deve essere sfruttata in tempo per il prime time, l’ora di maggiore ascolto. Quando è possibile, naturalmente. I grandi eventi sportivi come le olimpiadi hanno una agenda strutturata sulla base dei prime time statunitensi, patria e mercato dei maggiori sponsor. Ovvio che in qualche maniera tutto si ristrutturi sulla base di questo mercato della comunicazione. Far incocciare i boeing nelle torri gemelle la mattina dell’11/9 è stato un caso o un modo per connettere immediatamente all’evento tutto il mondo occidentale?).
L’autoreferenzialità di questo scenario esclude, di fatto, ampi settori della società, i quali non essendo in possesso degli strumenti specifici non agiscono in scena, ma vengono presentati (o rappresentati) unicamente attraverso lo sguardo, la lente distorcente, dei professionisti del settore.
Pierre Bourdieu era un sociologo, è morto nel 2002. Non vedrà mai l’apocalisse. Come osservava in questo saggio “in televisione non tutti hanno lo stesso peso, ci sono i professionisti ed i dilettanti”. Come in teatro gli attori in scena, abituati a gestire il palcoscenico con tutte le implicazioni e le regole a cui sottosta il contesto, i professionisti della comunicazione offrono rappresentazioni del mondo e di sé stessi, le quali, in quanto tali, non apportano alcuna verità sul mondo e sugli attori che lo rappresentano. Con una grossa differenza di campo: mentre in teatro la rappresentazione è fortemente simbolica e rimanda ad altro, in televisione si ha un paradosso essenziale: la pretesa ostentazione della verità oggettiva, per mezzo di un media per sua stessa natura rappresentativo, falso. E’ una sorta di religione dell’immagine. Ludwig Feuerbach era un filosofo, il cui ateismo ha fatto discutere generazioni. Nel 1841 scriveva “l’essenza del cristianesimo” da cui: “la forma più grave di schiavitù cui l’uomo soggiace è la schiavitù religiosa, che tarpa le sue forze vitali” e ancora, “senza dubbio il nostro tempo preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere: ciò che per esso è sacro non è che l’illusione, ma ciò che è profano è la verità. Anzi il sacro si ingigantisce ai suoi occhi via via che diminuisce la verità e l’illusione aumenta, cosicché il colmo dell’illusione è anche per esso il colmo del sacro.” Scritto 165 anni fa suona straordinariamente d’avanguardia.